il canto degli uccelli

copertina anteriore il canto degli uccelli

 

LA PAROLA E LE PAROLE

IL CANTO

DEGLI UCCELLI

Frammenti di saggezza nelle grandi religioni

Pag. 11

Questo libro è stato scritto per persone di ogni convinzione, religiose e non religiose. Non posso tuttavia nascondere ai miei lettori il fatto di essere un prete della Chiesa cattolica. Ho spaziato liberamente in tradizioni mistiche non cristiane e persino non religiose, che mi hanno profondamente influenzato ed arricchito. È però alla mia Chiesa che continuo a ritornare, perché essa è la mia patria spirituale, e pur essendo acutamente e talvolta penosamente conscio dei suoi limiti e della sua occasionale ristrettezza di vedute, sono anche conscio del fatto che è lei che mi ha formato e plasmato, facendo di me ciò che sono oggi. È quindi lei, mia madre e mia maestra, che dedico con amore questo libro.

 

Pag. 13

Le storie piacciono a tutti e ne troverete moltissime in questo libro; storie buddhiste, storie cristiane, storie zen, storie chassidiche, storie indù, storie sufiche, storie antiche e moderne.

Come leggere queste storie

Ci sono tre modi.

  1. Leggete una storia una sola volta e passate ad un’altra. In questo modo la lettura sarà solo divertente.

  2. Leggete una storia due volte. Rifletteteci sopra, applicatela alla vostra vita. Ciò vi darà un assaggio della teologia. Questo procedimento può essere molto proficuo se eseguito in un piccolo gruppo in cui ognuno mette gli altri a parte delle proprie riflessioni sulla storia. Si ha allora un gruppo teologico.

  3. Dopo aver riflettuto su di essa rileggete ancora una volta la storia. Fate silenzio dentro di voi e lasciate che la storia vi riveli la sua profondità e il suo significato più intimo. Un significato che è al di là delle parole delle riflessioni. Questo vi darà gradualmente il senso della mistica.

Pag. 14

Avvertimento

La maggior parte di queste storie è seguita da un commento, che vuole essere solo un esempio del tipo di commenti che voi stessi potreste fare. Fate i vostri commenti, non vi limitate a quelli trovati in questo libro, perché talvolta si potrebbero dimostrare limitanti e talaltra persino fuorvianti.

Guardatevi dall’applicare la storia a chiunque (prete, mullah, chiesa, vicino) ma solo a voi stessi. Se lo faceste, la storia vi arrecherebbe un danno spirituale. Ognuna di queste storie riguarda VOI e nessun altro.

Quando leggete il libro per la prima volta, leggete le storie nell’ordine in cui sono state disposte. L’ordine trasmette un insegnamento e uno spirito che andrebbero perduti se le storie fossero lette a casaccio.

Pag. 15

GLOSSARIO

 

Teologia:       L’arte di raccontare storie concernenti il divino. E l’arte di                             ascoltare queste storie

Misticismo:      L’arte di gustare e sentire nel proprio cuore il profondo  significato di queste storie al punto di essere

trasformati.

 

 

MANGIA TU IL TUO FRUTTO

mangia il tuo frutto

Un discepolo una volta si lamentava con il maestro: <<Ci racconti delle storie, ma non ci sveli mai il loro significato>>.

Il maestro disse:

<<Che ne diresti se qualcuno ti

Offrisse un frutto e lo masticasse

Prima di dartelo?>>.

 

 

Nessuno può sostituirsi a te per trovare il tuo significato.

Neppure il maestro.

Pag. 17

 

UNA DIFFERENZA

SOSTANZIALE

 

A Uwais, il sufi, fu chiesto:

<<Che cosa ti ha dato la grazia?>>.

Egli rispose:

<<Quando mi sveglio al mattino

mi sento come un uomo che non è sicuro

di vivere fino a sera>>.

L’interrogante replicò:

<<Ma non è una cosa che tutti gli uomini sanno?>>.

Uwais rispose:

<<Lo sanno, certo.

Ma non tutti lo sentono>>.

 

 Nessuno si è mai ubriacato per aver compreso intellettualmente la parola VINO.

Pag. 18

 

pag 18 il canto degli uccelli

 

Un uccello canta perché ha qualche dichiarazione da fare. Canta perché ha una canzone.

Le parole dell’erudito devono essere comprese. Le parole del maestro non si devono comprendere, bisogna ascoltarle come si ascolta il vento tra gli alberi e il rumore del fiume e il canto degli uccelli.

Esse risveglieranno nel cuore qualcosa che è al di là di ogni conoscenza.

Pag. 20

pag 20 il pungiglione

A un santo fu dato una volta il dono

Di parlare la lingua delle formiche.

Egli si avvicinò a una

Che aveva l’aria della studiosa

E chiese: <<Come è fatto l’Onnipotente?

È in qualche modo simile alle formiche?>>.

 

La studiosa disse: <<l’Onnipotente?

Certamente no!

Noi formiche, vedi, abbiamo un solo pungiglione.

Ma l’Onnipotente, lui ne ha due!>>.

 

Il seguito di questa storia:

Quando le fu chiesto com’era fatto il paradiso, la formica erudita rispose solennemente: <<Là tutte saremo proprio come lui, con due pungiglioni ciascuna, solo un po’ più piccoli>>.

Tra le scuole religiose di pensiero infuria un’ampia controversia sulla questione di dove sarà posto esattamente il secondo pungiglione sul corpo celeste delle formiche.

Pag. 21

L’ELEFANTE E IL TOPOLINO

Un elefante si stava beatamente bagnando in una pozza nella giungla quando un topolino arrivò alla pozza e si mise ad insistere perché l’elefante uscisse di lì.

 

<<No>>, disse l’elefante. <<Mi sto divertendo e non voglio essere disturbato>>.

 

<<Voglio che tu venga fuori immediatamente>>.

 

<<Perché?>>, chiese l’elefante.

 

<<Telo dirò solo quando sarai uscito dalla pozza>>, disse il topo.

 

<<Allora non uscirò>>, disse l’elefante.

 

Ma alla fine cedette. Uscì goffamente dall’acqua fermandosi davanti al topolino e disse:

<<Allora, perché volevi che uscissi?>>.

 

<<Per vedere se ti eri messo il mio costume da bagno>>,

disse il topolino.

È infinitamente più facile che un elefante s’infili i calzoncini di un topo, che Dio corrisponda alle nostre nozioni erudite su di lui.

Pag 22

pag 22 il piccione reale

IL PICCIONE REALE

 

Nasruddin divenne il primo ministro del re.

Una volta, mentre gironzolava per il palazzo,

vide, per la prima volta in vita sua,

un falcone reale.

 

Nasruddin non aveva mai visto prima questo tipo di piccione.

Così tirò fuori un paio di forbici

E spuntò gli artigli,

le ali e il becco del falcone.

<<Adesso si che è un uccello decente>>, disse.

<<Il tuo padrone ti aveva trascurato>>.

 

 

Ahimè per quelle persone religiose

Che non conoscono nessun altro mondo

Se non quello in cui vivono

E che non hanno niente da imparare

Dalle persone con cui parlano!

 

Pag. 23

 

UNA SCIMMIA SALVA UN PESCE

<<Che diamine stai facendo?>>, dissi

alla scimmia quando la vidi togliere

un pesce dall’acqua e metterlo

sul ramo di un albero.

 

<<Lo salvo dall’annegamento>>,

fu la risposta della scimmia.

Ciò che fa bene all’uno nuoce all’altro.

Il sole che dà la vista all’aquila,

acceca il gufo.

 

Pag. 24

 

Pag. 24 SALE E COTONE NEL FIUME

 

Pag. 25

pag 25 alla ricerca dell'asino

Videro una volta il maestro zen Rinzai cercare il proprio corpo, e questo divertì infinitamente i suoi discepoli non illuminati.

Ci s’imbatte perfino in persone che stanno seriamente cercando Dio!

Pag. 26

pag 26 la vera spiritualità

 

Chiesero a un maestro: <<Cos’è la spiritualità?>>.

 Egli disse: <<La spiritualità è ciò che riesce a portare l’uomo alla trasformazione interiore>>.

 <<Ma se applico i metodi tradizionali tramandati Di maestri non è spiritualità?>>.

 <<Non è spiritualità se non produce I propri effetti su di te.

Una coperta non è più una coperta se non ti tiene caldo>>.

 <<Quindi la spiritualità cambia?>>.

 <<La gente cambia e ha bisogno di cambiamenti. Per questo ciò che era spiritualità una volta non lo è più. Ciò che comunemente va sotto il nome di spiritualità è semplicemente il ricordo de metodi passati>>.

 Tagliamo la giacca su misura per la persona. Non tagliamo la persona su misura per la giacca.

Pag. 28

 

pag 28 il pesciolino

 

<<Scusa>>, disse un pesce dell’oceano ad un altro,

<<tu sei più vecchio e più esperto di me, e

e probabilmente potrai aiutarmi. Dimmi:

dove posso trovare quella cosa che chiamano oceano?

L’ho cercato dappertutto inutilmente>>.

 

<<L’oceano>>, disse il pesce più vecchio, <<è quello

In cui sti nuotando adesso>>.

 

<<Oh, questo? Ma questa è solo acqua. Quello che sto

cercando è l’oceano>>, disse il pesce, e deluso,

nuotò via per cercare altrove.

 

Un uomo andò dal maestro indossando una veste da sannayasin. <<per anni ormai ho cercato Dio. Ho lasciato la mia casa e l’ho cercato dovunque dicono che sia: sulle vette dei monti, nel cuore del deserto, nel silenzio dei monasteri e nelle baracche dei poveri>>.

<<E l’hai trovato?>>, chiese il maestro.

<<Sarei un presuntuoso e un bugiardo se dicessi di si. No, non l’ho trovato! E tu?>>.

Cosa poteva dirgli il maestro? Il sole al trasmonto lanciava strali di luce dorata nella stanza. Centinaia di passeri cinguettavano felici su un vicino fico del Banian. In lontananza si poteva udire il rumore del traffico sull’autostrada. Una zanzara ronzò vicino all’orecchio, avvertendo che stava per pungere… Eppure questo buon uomo poteva starsene lì seduto e dire che non aveva trovato Dio, che lo stava ancora cercando.

Dopo un po’ egli lasciò la stanza del maestro, deluso. Andò a cercare altrove.

Pesciolino, smetti di cercare. Non c’è niente da cercare. Stai zitto, apri gli occhi e guarda. Non può sfuggirti.

 

 

Pag. 30

Hai sentito quell’uccello cantare?

L’India indù ha trovato un’immagine incantevole per descrivere il rapporto tra Dio e la sua creazione. Dio <<danza>> la sua creazione. Lui è il danzatore, la creazione è la danza. La danza è diversa dal danzatore, tuttavia non può esistere senza di lui. Anche volendo, non potete portarvela a casa in una scatola. Nel momento il cui danzatore si ferma, la danza cessa di esistere.

Nella sua ricerca di Dio l’uomo pensa troppo, parla troppo. Anche quando guarda questa danza che chiamiamo creazione non fa altro che pensare, parlare (a se stesso e agli altri), riflettere, analizzare, filosofare. Parole, parole, parole. Rumore, rumore, rumore.

Taci e osserva la danza. Non devi far altro che guardare: una stella, un fiore, una foglia che cade, un uccello, un sasso… Ogni frammento della danza va bene. Guarda, ascolta, odora. Tocca. Gusta. E non ti ci vorrà molto a vedere lui, il Danzatore stesso!

pag 30 hai sentito l'uccello cantare

Se avessi davvero sentito un uccello cantare, se avessi davvero visto un albero… sapresti, al di là delle parole e dei concetti.

Cos’hai detto? Che hai sentito cantare decine d’uccelli e visto centinaia d’alberi? Ah, è l’albero che hai visto o l’etichetta? Quando guardi un albero e vedi un albero, non hai visto davvero l’albero. Quando guardi un albero e vedi un  miracolo… allora, finalmente, hai visto un albero! Il tuo cuore non si è mai riempito di una meraviglia senza parole nell’udire il canto di un uccello?

 

Pag. 32

pag 32 io taglio legna

Per la maggior parte delle persone non c’è niente di cui meravigliarsi  in attività prosaiche come tirar su acqua da un  pozzo o tagliare legna. Dopo l’illuminazione in realtà non cambia nulla. Tutto resta come prima. Solo che ora il tuo cure è pieno di meraviglia. L’albero è ancora un albero; e la gente è la stessa di prima; e anche tu; e la vita procede come sempre. Tu puoi essere lunatico o di umore costante, saggio o stolto proprio come prima. C’è però una differenza importantissima: ora vedi tutte queste cose con occhi diversi. Sei più distaccato da tutto quanto. E il tuo cuore è pieno di meraviglia.

Questa è l’essenza della contemplazione: il senso di meraviglia.

La contemplazione è diversa dall’estasi in quanto l’estasi porta a ritirarsi. Il contemplativo illuminato continua a tagliar legna e a tirar su acqua dal pozzo. La contemplazione è diversa dalla percezione della bellezza in quanto la percezione della bellezza (di un dipinto o di un tramonto) produce un piacere estetico, mentre la contemplazione produce meraviglia, qualunque cosa si osservi, un tramonto o un sasso.

Questa è la prerogativa di un bambino: è tanto spesso in uno stato di meraviglia. Perciò sta naturalmente a proprio agio nel Regno dei Cieli.

 

Pag. 34

I BAMBÙ

 

Brownie, il nostro cane, era seduto molto attento, con le orecchie dritte, la coda tesa che si dimenava, gli occhi vigili, fissando l’albero. Stava dando la caccia a una scimmia. Un’unica cosa colmava interamente il suo orizzonte conscio: la scimmia. E poiché non ha una mente, non c’era un sollo pensiero che  turbasse la sua concentrazione totale: né il pensiero di cosa avrebbe mangiato la sera né se avesse avuto qualcosa da mangiare, o dove avrebbe dormito. Brownie era quanto di più vicino alla contemplazione io abbia mai visto.

Puoi avere sperimentato qualcosa di simile tu stesso, per esempio da quand’eri completamente preso ad osservare un gattino che giocava. Ecco una formula per la contemplazione, valida come ogni altra che conosco: sii totalmente nel presente.

Un comando ben difficile, in realtà:abbandona ogni pensiero del futuro, abbandona ogni pensiero del passato, abbandona cioè ogni pensiero, e sii totalmente presente. E avrai la contemplazione!

Dopo anni di preparazione, il discepolo pregò il maestro di dargli l’illuminazione. Il maestro lo portò in un boschetto di bambù e gli disse: <<Guarda quel bambù com’è alto. Guarda quell’altro com’è basso>>.

 

In quel preciso istante il discepolo fu illuminato.

 

Si dice che Buddha abbia provato ogni spiritualità, ogni forma di ascetismo, ogni disciplina nota all’India dei suoi tempi nello sforzo di giungere all’illuminazione. Tutto invano. Infine un giorno sedette sotto un albero di bodhi e fu illuminato. Egli trasmise il segreto dell’illuminazione ai suoi discepoli in parole che devono sembrare misteriose ai non iniziati e soprattutto all’uomo che si serve dei pensieri: <<Quando tirate un profondo respiro, o monaci, siate consci che state tirando un profondo respiro. E quando  tirate un respiro non profondo, o monaci, siate consci che tirate un respiro non profondo. E quando tirate un respiro di media grandezza, o monaci, siate consci che state tirando un respiro di media grandezza>>. Consapevolezza. Attenzione. Concentrazione. Nient’altro.

Questo tipo di concentrazione la si osserva nei bambini piccoli. Essi hanno facile accesso al Regno dei cieli.

 

Pag. 36

pag 36 la consapevolezza costante

LA CONSAPEVOLEZZA COSTANTE

Nessun studioso di zen oserebbe insegnare ad altri se non dopo aver vissuto con il proprio maestro per almeno dieci anni.

 

Tenno, essendo trascorsi i suoi dieci anni di tirocinio, divenne insegnante.

Un giorno andò a far visita al maestro Nan-in.

Era un giorno di pioggia e Tenno

Portava gli zoccoli di legno

E un ombrello.

Quando tenno entrò, Nan-in gli disse:

<<Hai lasciato gli zoccoli di legno e l’ombrello sotto il portico, non è vero?

Dimmi, hai messo l’ombrello a destra o a sinistra degli zoccoli?>>.

Tenno non seppe rispondere e si confuse.

Capì che non era stato capace di praticare la consapevolezza costante.

Così divenne allievo di Nan-in e studiò per altri dieci anni per raggiungere la consapevolezza costante.

L’uomo che è costantemente consapevole è l’uomo che è totalmente presente in ogni momento. Guarda il maestro!

 

 

Pag.38

pag. 38 la santita' nel momento presente

 

Un guerriero giapponese fu catturato

Dai suoi nemici e gettato in prigione.

La notte non riusciva a dormire

Perché era convinto che il giorno dopo

sarebbe stato crudelmente torturato.

Poi gli vennero in mente le parole

Del suo maestro zen:

<<Il domani non è reale.

L’unica realtà è il presente>>.

Così si fermò nel presente… e

Ben presto si addormentò.

 

 

L’uomo sul quale il futuro non fa più presa! Assomiglia

Agli uccelli del cielo e ai gigli dei campi. Nessuna

Ansietà per il domani. Totalmente nel presente.

L’uomo santo!

Pag.40

LE CAMPANE DEL TEMPIO

 

Il tempio sorgeva su di un’isola a due miglia dalla costa. E aveva mille campane. Campane grandi, campane piccole, campane modellate dai migliori artigiani del mondo. Quando soffiava il vento o infuriava la tempesta, tutte le campane del tempio suonavano a distesa, all’unisono, producendo una sinfonia che mandava in estasi il cuore dell’ascoltatore.

 

Ma con il passare dei secoli l’isola sprofondò nel mare e, con essa il tempio e le campane. Un’antica leggenda narrava che le campane continuavano però a suonare, senza sosta, e che chiunque ascoltasse attentamente poteva udirle. Ispirato da questa leggenda, un giovane percorse migliaia di miglia, deciso ad udire quelle campane. Per giorni sedette sulla spiaggia, di fronte al posto dove una volta sorgeva il tempio, e ascoltò, ascoltò con tutto il cuore. Ma tutto ciò che riusciva a sentire era il rumore delle onde che si infrangevano sulla spiaggia. Fece ogni sforzo per scacciare il rumore delle onde così da poter sentire le campane. Ma tutto invano; il suono del mare sembrava invadere l’universo.

 

Perseverò per molte settimane. Quando si perdeva d’animo si recava ad ascoltare i sapienti del villaggio che parlavano con devozione della leggenda delle campane del tempio e quelli che le avevano udite e dimostravano che la leggenda era vera. E il suo cuore si infiammava nell’ascoltare le loro parole… solo per scoraggiarsi di nuovo quando settimane di ulteriori tentativi non davano nessun risultato.

 

Alla fine decise di rinunciarci. Forse non era destinato ad essere uno di quei fortunati che sentivano le campane. Forse la leggenda non era vera. Sarebbe tornato a casa riconoscendo il proprio fallimento. Era il suo ultimo giorno, e si recò nel suo posto preferito per dire addio al mare e al cielo e al vento e agli alberi di cocco. Si sdraiò sulla sabbia, con lo sguardo rivolto verso il cielo, ascoltando il fragore del mare. E non oppose resistenza a quel rumore quel giorno. Invece, si abbandonò ad esso e trovò che era un rumore piacevole, rasserenante, questo fragore delle onde. Ben presto si perse talmente in quel rumore da non essere quasi più cosciente di sé, tanto profondo era il silenzio che quel suono produceva nel suo cuore.

 

Nella profondità di quel silenzio lo sentì! Il tintinnio di una campanella seguito da un’altra, e un’altra, e un’altra ancora… ed ecco che ognuna delle mille campane del tempio suonava a distesa in un glorioso unisono, e il suo cuore fu rapito dalla meraviglia e dalla felicità.

 

Se vuoi sentire le campane del tempio, ascolta il rumore del mare.

Se vuoi vedere Dio, osserva attentamente il creato, non rifiutarlo, non riflettere su di esso. Limitati a guardare.

 

Pag. 42

pag. 42 la parola fatta carne

Guarda sempre l’oscurità. Non ci vorrà molto perché tu veda la luce. Osserva in silenzio tutte le cose. Non ci vorrà molto perché tu veda la parola.

Il verbo si fece carne ed abitò tra noi…

 

È penoso assistere agli sforzi frenetici di coloro che cercano di ritrasformare la carne in parole, parole, parole.

 

Pag.44

pag. 44 l'uomo idolo

 

 

Il mistico indù Ramakrsna dice: <<Quando sentii per la prima volta questa storia provai una gioia indescrivibile. Se si può adorare Dio in un’immagine di argilla, perché non in un uomo?>>.

Pag. 46

CERCARE NEL POSTO SBAGLIATO

Un vicino trovò Nasruddin in ginocchio

intento a cercare qualcosa.

 <<Cosa stai cercando, mullah?>>.

 <<La mia chiave. L’ho persa>>.

 E i due uomini s’inginocchiarono

Per cercare la chiave perduta.

Dopo un po’ il vicino disse: <<Dove l’hai persa?>>

 <<A casa>>.

 <<Santo cielo! Ma allora perché la cerchi qui?>>

 <<Perché qui c’è la luce>>.

 

 A che serve che io cerchi Dio in posti sacri se l’ho perso nel mio cuore?

 

Pag. 47

LA DOMANDA

 

pag. 47 la domanda

 

Pag. 48

pag. 48 etichttatori

Buddha mostrò una volta un fiore ai suoi discepoli

E chiese a ciascuno di loro

di dire qualcosa su di esso.

 

Essi l’osservarono in silenzio per un po’.

 

Uno pronunciò un discorso filosofico su di esso.

Un altro compose su di esso una poesia.

Un altro ancora fece una parabola su di esso.

Tutti cercando di superarsi a vicenda in profondità.

 

 

Etichettatori!

Mahakashyap guardò il fiore, sorrise

e non disse niente. Solo lui

l’aveva visto.

Se solo potessi gustare un uccello,

un fiore,

un albero, un volto umano!

Ma ahimè! Non ho tempo!

Sono troppo occupato nell’imparare

a leggere sempre più etichette

e a produrne alcune io stesso.

Neppure una volta mi sono ubriacato con il vino.

Pag. 50

LA FORMULA

Un mistico tornò dal deserto.

<<Dicci>>, gli chiesero, <<com’è Dio?>>.

 

Ma come poteva esprimere in parole

ciò che sperimentato nel profondo

del suo cuore?

È possibile esprimere in parole la verità?

 

Alla fine diede loro una formula- così imprecisa,

così inadeguata- nella speranza

che alcuni di loro si sentissero tentati,

a sperimentare essi stessi

ciò che egli aveva sperimentato.

 

Essi si impadronirono della formula.

Ne fecero un testo sacro.

L’imposero a tutti come un articolo di fede.

Affrontarono grandi sofferenze per diffonderla

in paesi stranieri.

E alcuni dettero persino la propria vita per essa.

 

E il mistico rimase triste. Sarebbe stato meglio

se non avesse disegnato nulla.

 

Pag. 51

pag. 51 l'esploratore

L’esploratore era tornato dalla sua gente,

che era ansiosa di sapere tutto

del Rio delle Amazzoni.

Ma come poteva esprimere con parole i sentimenti

che avevano invaso il suo cuore

nel vedere fiori di strabiliante bellezza

e nell’udire i suoni della foresta di notte?

Come comunicare ciò che aveva provato

nel suo cuore nell’avvertire il pericolo

delle belve o nel condurre la sua canoa

per le acque infide del fiume?

 

Disse: <<Andate a vedere voi stessi.

Niente può sostituire il rischio personale

e l’esperienza personale>>.

Tuttavia, per guidarli tracciò una mappa

del Rio delle Amazzoni.

Essi presero la mappa. L’incorniciarono

e l’appesero in municipio.

Ne fecero delle copie personali.

E chiunque aveva una copia

si considerava esperto del Rio delle Amazzoni,

non conosceva forse ogni svolta e curva del fiume,

e quant’era largo e profondo, e dov’erano le rapide

e dove le cascate?

 

L’esploratore visse nel rimpianto

di aver tracciato quella mappa.

Sarebbe stato meglio se non avesse disegnato nulla.

 

Si dice che Buddha rifiutasse fermamente di lasciarsi indurre di parlare a Dio.

Conosceva probabilmente i rischi di tracciare mappe per potenziali studiosi.

Pag. 53

TOMMASO D’AQUINO SMETTE DI SCRIVERE

Pag 53 TOMMASO D'AQUINO SMETTE DI SCRIVERE

Si narra che Tommaso d’Aquino, uno dei maggiori teologi del mondo, abbia improvvisamente smesso di scrivere verso la fine della sua vita. Quando il suo segretario protestò che il lavoro era incompiuto, Tommaso rispose: <<Fra’ Reginaldo, mentre celebravo la liturgia alcuni mesi fa, sperimentai qualcosa del Divino. Da quel giorno mi è passata tutta la voglia di scrivere. In realtà, tutto ciò che ho scritto su Dio mi pare ora privo di alcun valore>>.

Come potrebbe essere altrimenti, quando lo studioso diventa un mistico?

Quando il mistico scese dalla montagna

l’ateo si avvicinò dicendo sarcasticamente:

<<Che cosa ci porti da quel

giardino di delizie in cui ti trovavi?>>.

 

Il mistico rispose: <<Avevo tutta l’intenzione

di riempire la mia veste di fiori e,

tornando dai miei amici,

di fare dono di alcuni di questi fiori.

Ma quand’ero là fui talmente inebriato

dalla fragranza del giardino che

lasciai andare la veste>>.

 

Il maestro zen esprime lo stesso concetto più concisamente: <<Chi sa, non dice. Chi dice, non sa>>.

IL DERVISCIO DOLORANTE

Un derviscio era tranquillamente seduto in riva ad

un fiume quando un passante, vedendogli la nuca nuda,

non seppe resistere alla tentazione di assestargli

una sonora pacca.

Rimase molto compiaciuto del rumore

prodotto dalla sua pacca

sul collo del derviscio, ma questi

provava un dolore pungente e si alzò

per restituirgli il colpo.

 

<<Aspetta un momento>>, disse l’aggressore.

<<Puoi colpirmi a tua volta, se vuoi.

Ma prima rispondi a questa domanda

che è sorta ora nella mia mente: il rumore

della pacca è stato prodotto dalla mia mano o

dalla tua nuca?>>.

 

Il derviscio replicò: <<Trova tu la risposta.

Il dolore non mi permette di teorizzare.

Tu puoi farlo perché non senti quello

che sento io>>.

 

Quando si sperimenta il divino, la voglia di teorizzare diminuisce notevolmente.

UNA NOTA DI SAGGEZZA

Nessuno sa cosa ne fu di Kakua dopo

che ebbe lasciato l’imperatore.

È semplicemente scomparso. Ecco la sua storia:

 

Kakua fu il primo giapponese a studiare lo zen

In Cina. Non viaggiò mai.

Si limitò a meditare assiduamente.

Ogni volta che la gente lo

trovava e gli chiedeva di predicare,

diceva poche parole

e si trasferiva in un altro punto della foresta

dov’era meno probabile che lo trovassero.

 

Quando Kakua tornò in Giappone, l’imperatore

sentì parlare di lui e gli chiese di predicare lo zen

a beneficio suo e di tutta la corte.

Kakua stette di fronte all’imperatore,

in silenzio. Poi tirò fuori

dalle pieghe della sua veste un flauto

 e ne cavò una breve nota.

Infine, s’inchinò profondamente al re e scomparve.

 

Confucio dice: <<Non insegnare a un uomo maturo è sprecare un uomo. Insegnare a un uomo immaturo è sprecare le parole>>.

  

 

Pag. 57

Pag. 57 cosa stai dicendo

Il maestro zen Mu-nan sapeva di avere

un amico successore, il suo discepolo Shoju.

Un giorno lo mandò a chiamare

e disse: <<Ormai sono vecchio, Shoju,

e sarai tu a proseguire il mio insegnamento.

Ecco un libro passato da maestro a maestro

per sette generazioni. Io stesso ho aggiunto al libro

Alcune annotazioni che troverai utili.

Ecco, tienilo con te come segno che sei

il mio successore>>.

 

<<Avresti fatto meglio a tenerti il libro>>, disse

Shoju. <<Ho ricevuto il tuo zen

senza alcuna parola scritta e sono ben felice

di conservarlo in questo modo>>.

 

<<Lo so, lo so>>, disse Mu-nan pazientemente.

<<Ciò nonostante, il libro è servito a sette generazioni

e potrebbe essere utile anche a te.

Ecco, prendilo>>.

 

I due stavano parlando vicino al caminetto.

Nel momento in cui il libro giunse nelle mani di Shoju,

questi lo gettò nel fuoco.

Egli non aveva nessun desiderio di parole scritte.

 

Mu-nan, che nessuno aveva mai visto arrabbiato

prima di allora, gridò:

<<Che accidenti stai facendo?>>.

 

Shoju gli gridò di rimando: <<E tu

Che accidenti stai dicendo?>>.

Il guru parla autorevolmente di ciò che lui stesso ha sperimentato. Non cita nessun libro.

IL DIAVOLO E IL SUO AMICO

Una volta il diavolo andò a passeggio

Con un amico. Videro un uomo

davanti a loro che si chinava e

raccoglieva qualcosa dalla

strada.   

 

<<Cos’ha trovato quell’uomo?>>, chiese l’amico.

 

<<Un pezzo di verità>>, disse il diavolo.

 

<<E non ti dispiace?>>, chiese l’amico.

 

<<No>>, disse il diavolo,

<<Gli permetterò di farne un credo religioso>>.

 

Un credo religioso è un cartello che indica la strada per la verità.

Le persone che si attaccano tenacemente al cartello non possono procedere verso la verità perché hanno la sensazione sbagliata di possederla già.

Pag. 60

NASRUDDIN È MORTO

Pag. 60 NASRUDDIN E' MORTO

Nasruddin, in vena di filosofare, una volta rifletteva a voce alta: <<Vita e morte… chi può dire cosa sono?>>.

La moglie, indaffarata in cucina, udì le sue parole e disse: <<Voi uomini siete tutti uguali… senza nessun spirito pratico. Chiunque può dire che quando l’estremità di un uomo sono rigide e fredde è morto>>.

 

Nasruddin rimase colpito dalla saggezza pratica della moglie. Una volta che si trovava fuori in mezzo alla neve sentì che le mani e i piedi gli diventavano insensibili e rigidi per il freddo. <<Senza dubbio sono morto>>, pensò. Poi gli venne in mente un’altra cosa:<<Che cosa me ne vado in giro a fare, se sono morto? Dovrei giacere come tutti i morti che si rispettino>>. E così fece.

Un’ora dopo, un gruppo di viaggiatori, trovandolo disteso sul ciglio della strada, cominciarono a discutere se fosse vivo o morto. Nasruddin desiderava con tutto il cuore poter esclamare: <<Sciocchi, non vedete che sono morto? Non vedete che le mie estremità sono fredde e rigide?>>. Ma capiva che i morti non possono parlare, e si morse la lingua.

 

Alla fine, i viaggiatori conclusero che l’uomo era morto e si caricarono il cadavere sulle spalle con l’intenzione di portarlo al cimitero per seppellirlo. Non avevano fatta molta strada quando giunsero a un bivio e iniziarono nuovamente a discutere su quale fosse la strada per il cimitero. Nasruddin resistette più che poté, poi non riuscì più a trattenersi e disse: <<Scusate, signori, ma la strada per il cimitero è quella alla vostra sinistra. So che i morti non dovrebbero parlare, ma ho infranto la regola solo per questa volta e vi assicuro che non dirò più nemmeno una parola>>.

 

Quando la realtà si scontra con una rigida convinzione è la realtà a perdere.

Pag. 62

DELLE OSSA PER METTERE ALLA

PROVA LA NOSTRA FEDE

Pag. 62 DELLE OSSA PER METTERE ALLA PROVA LA NOSTRA FEDE

 

  Un cristiano erudito che credeva che la Bibbia

fosse vera alla lettera in ogni particolare

fu una volta avvicinato da un collega che gli disse:

<<Secondo la Bibbia la terra fu creata

 cinquemila anni fa. Ma sono state ritrovate

 delle ossa che dimostrano che la vita

 esiste su questo pianeta da centinaia

 di migliaia di anni>>.

La risposta dell’erudito fu immediata:

<<Quando Dio creò la terra cinquemila anni fa,

sotterrò apposta quelle ossa per vedere se avremmo dato

 più credito a delle affermazioni scientifiche

che alla sua santa parola>>.

 

Un’ulteriore prova di come una fede rigida possa distorcere la realtà.

Pag. 64

PERCHÉ LE PERSONE

BUONE MUOIONO

Pag. 64 PERCHE' LE PERSONE BUONE MUOIONO

 

 

Il predicatore del villaggio era andato a far visita

a un’anziana parrocchiana e, sorseggiando una tazza di caffè, rispondeva ad alcune domande

fattegli dalla nonnina.

 

<<Perché il Signore ci manda tanto spesso

delle epidemie?>>, chiedeva la vecchia signora.

 

<<Be’>>, rispose il predicatore, <<talvolta

la gente diventa così malvagia

che deve essere eliminata e così il buon Dio

permette che vengano le epidemie>>.

 

<<Ma>>, obiettò la nonna, <<perché tante persone buone vengono eliminate insieme a quelle cattive?>>

 

<<Quelle buone sono convocate come testimoni>>,

spiegò il predicatore. <<Il Signore vuole

che ogni anima abbia un equo processo>>.

 

Non c’è assolutamente niente a cui il rigido credente non sappia trovare una risposta.

Pag. 66

IL MAESTRO NON LO SA

Pag. 66 IL MAESTRO NON LO SA

Il cercatore si avvicinò rispettosamente

al discepolo e chiese: <<Qual è

il significato della vita umana?>>.

 

Il discepolo consultò le opere scritte

del suo maestro e rispose sicuro

con le parole del maestro stesso:

<<La vita umana non è altro

che l’espressione dell’esuberanza divina>>.

Quando il cercatore incontrò il maestro in persona e gli rivolse la stessa domanda il maestro rispose: <<Non lo so>>.

 

Il cercatore dice: <<Non lo so>>.

Ciò presuppone onestà.

Il maestro dice: <<Non lo so>>.

Ciò presuppone una mente mistica che sa tutto

attraverso il non sapere.

Il discepolo dice: <<Lo so>>.

Ciò presuppone ignoranza.

Sotto forma di conoscenza presa a prestito.

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GUARDATELO NEGLI OCCHI

Pag. 69 GUARDATELO NEGLI OCCHI

Il comandante delle truppe d’occupazione disse al sindaco del paese di montagna: <<Siamo sicuri che state nascondendo un traditore nel vostro paese. Se lei non ce lo consegna, tormenteremo lei e la sua gente con ogni possibile mezzo>>.

 

Il paese nascondeva davvero un uomo che sembrava buono e innocente ed era amato da tutti. Ma cosa poteva fare il sindaco ora che era minacciato il benessere dell’intero paese? Giornate di discussione al consiglio comunale non portarono ad alcuna conclusione. Così, alla fine, il sindaco affrontò la questione con il prete del paese. Il sindaco e il prete passarono tutta la notte a consultare le Scritture e alla fine trovarono una soluzione: <<È meglio che un uomo muoia e la nazione sia salva>>.

 

Così il sindaco consegnò l’innocente alle forze d’occupazione, pregandolo di perdonarlo. L’uomo disse che non c’era niente da perdonare. Non voleva che il paese corresse rischi per causa sua. Egli fu torturato crudelmente, finché le sue grida non risuonarono per tutto il paese e infine fu giustiziato.

 

Vent’anni dopo un profeta passò per quel paese, andò diritto dal sindaco e gli disse: <<Cosa avete fatto? Quell’uomo era stato mandato da Dio come salvatore di questo paese. E voi l’avete consegnato perché fosse torturato e ucciso>>.

 

<<Cosa potevamo fare?>>, si scusò il sindaco. <<Il prete ed io abbiamo guardato le Scritture e abbiamo agito di conseguenza>>.

 

<<Questo è stato il vostro errore>>, disse il profeta. <<Avete guardato le Scritture. Ma avreste anche dovuto guardare nei suoi occhi>>.

Pag. 70

DEL GRANO

DALLE TOMBR EGIZIE

Pag. 70 DEL GRANO DALLE TOMBE EGIZIE

Quando un uomo è illuminato, le sue parole diventano come semi, pieni di vita e di energia. E possono rimanere sotto forma di semi per secoli, finché non sono seminati in un terreno fertile e ricettivo.

Una volta pensavo che le parole delle scritture fossero morte e aride.

Ora so che sono piene di energia e di vita. Era il mio cuore ad essere impietrito e morto: come poteva dunque crescervi qualcosa?

Pag. 71

EMENDATE LE SCRITTURE

Un uomo colto una volta andò da Buddha

 e disse: <<Le cose che insegnate, signore,

 non si trovano nelle sacre Scritture>>.

 

<<Allora mettetecele>>,

disse Buddha.

 

Dopo una pausa imbarazzata,

l’uomo proseguì: <<posso permettermi, signore,

di dire che alcune cose che voi insegnate

contraddicono in realtà le Scritture?>>.

 

<<Allora emendate le Scritture>>,

disse Buddha.

 

Alle Nazioni Unite giunse una proposta di rivedere tutte le Scritture di tutte le religioni del mondo. Doveva essere cancellato in esso tutto ciò che poteva indurre all’intolleranza, alla crudeltà o al fanatismo. Si doveva eliminare tutto ciò che poteva essere in qualche modo contrario alla dignità e al benessere dell’uomo.

Quando si seppe che l’autore della proposta era Gesù Cristo stesso, i giornalisti si precipitarono a casa sua per avere ulteriori spiegazioni. La sua spiegazione fu semplice e concisa: <<Le Scritture, come il sabbath, sono per l’uomo>>, disse, <<non l’uomo per le Scritture>>.

Pag. 72 EMENDATE LE SCRITTURE

 

Pag. 73

Pag. 73 LA MOGLIE DEL CIECO

Pag. 74

I PROFESSIONISTI

copertina anteriore il canto degli uccelli

Professionisti hanno assunto completamente il controllo della mia vita religiosa. Se voglio se voglio imparare a pregare vado da un direttore spirituale; per scoprire ciò che Dio vuole da me vado da un maestro di esercizi spirituali; per comprendere la mia Bibbia vado da uno studioso delle Scritture; per capire se ho peccato o no vado dal teologo moralista e perché mi siano perdonati i miei peccati vado dal prete.

Un re indigeno delle isole del Pacifico meridionale stava dando un banchetto in onore di un illustro ospite venuto dall’occidente.

 

Quando giunse il momento di encomiare l’ospite, sua maestà rimase comodamente seduto a terra mentre un oratore professionista, ingaggiato all’uopo, si profondeva in elogi.

 

Dopo quell’eloquente panegirico, l’ospite si alzò per dire alcune parole di ringraziamento al re. Sua maestà lo trattenne gentilmente.

 

<<Non si alzi>>, disse. <<Ho ingaggiato un oratore anche per lei. Noi della nostra isola non crediamo che dei dilettanti debbano impegnarsi in discorsi pubblici>>.

 

In alcune zone dell’Italia meridionale, per onorare un familiare estinto, alcune volte, per la veglia del defunto, vengono ingaggiate delle donne esperte in pianto e preghiere.

 

Mi chiedo se Dio non apprezzerebbe che io diventassi ancor più un dilettante nei miei rapporti con lui.

Pag. 76

GLI ESPERTI

Una storia sufica:

Un uomo creduto morto fu portato

dai suoi amici alla sepoltura. Quando

la bara stava per essere calata nella tomba,

l’uomo improvvisamente tornò in sé

e iniziò a battere contro il coperchio

della bara.

 

Si aprì la bara e l’uomo si drizzò a sedere. <<Che state facendo?>>, disse alla folla radunata. <<Sono vivo. Non sono morto>>.

 

Le sue parole furono accolte da un silenzio attonito. Alla fine, una delle persone che seguivano il funerale disse: <<Amico, tanto i dottori che i preti hanno attestato che sei morto. Gli esperti non possono sbagliare!>>.

 

E così riavvitarono il coperchio e all’uomo fu data la debita sepoltura.

Pag.77

LA ZUPPA DELLA ZUPPA

DELL’ANATRA

Pag. 77 LA ZUPPA DELLA ZUPPA DELL'ANATRA

Una volta un parente si recò in visita da Nasruddin portandogli in dono un’anatra.

Nasruddin cucinò l’uccello e lo condivise

con il suo ospite.

 

Ben presto altri ospiti, uno dopo l’altro, cominciarono a passare da lui. Ognuno diceva di essere un amico dell’amico dell’<<uomo che ti ha portato l’anatra>>.

E ognuno, ovviamente, si aspettava

di essere nutrito e ospitato in forza

di quell’anatra.

 

A lungo andare il mullah non ne poté più.

Un giorno uno straniero si presentò

a casa e disse: <<Sono un amico

dell’amico del parente che ti ha portato l’anatra>>.

E come gli altri,

si sedette aspettando che gli desse da mangiare.

 

Nasruddin gli pose davanti una scodella

di fumante acqua calda. <<Che cos’è?>>,

chiese lo straniero.

 

<<Questa>>, disse il mullah, <<è la zuppa della zuppa

dell’anatra che mi ha portato il mio amico>>.

Si sente talvolta parlare di uomini divenuti i discepoli dei discepoli dei discepoli di un uomo che aveva sperimentato personalmente Dio.

È assolutamente impossibile trasmettere un bacio tramite un messaggero personale.

Pag. 79

Pag. 79 IL MOSTRO NEL FIUME

È molto facile a credere negli dei che abbiamo creato se riusciamo a convincere altri della loro esistenza.

Pag. 80

LA FRECCIA AVVELENATA

Pag. 80 LA FRECCIA AVVELENATA

Un monaco una volta andò dal signore Buddha e disse:

<<L’anima del giusto sopravvive alla morte?>>.

Come al solito, Buddha non gli rispose.

Ma il monaco insistette. Ogni giorno ripeteva

 la domanda, e ogni giorno riceveva come risposta

solo il silenzio, finché non ne poté più

e minaccio di andarsene dal monastero

se non avesse ricevuto una risposta

a quella questione d’importanza vitale;

a che scopo sacrificava tutto per vivere nel monastero

se l’anima del giusto no sopravviveva alla morte?

Allora il signore Buddha, avendo compassione di lui,

parlò: <<Tu sei come un uomo>>, disse,

<<che è stato colpito con una freccia avvelenata

e sta rapidamente morendo.

I suoi parenti hanno chiamato in gran fretta un dottore,

ma l’uomo si rifiuta di farsi togliere la freccia o

di farsi curare la ferita se prima

non rispondono a tre domande vitali:

Primo, se l’uomo che l’ha colpito era bianco o nero?

Secondo, se era alto o basso?

Terzo, se era un bramino o un paria?

Se non fosse dato risposta

a queste tre domande, l’uomo avrebbe rifiutato

di fare qualsiasi cosa per salvarsi dalla morte>>.

 

È molto più piacevole parlare della via che percorrerla, discutere delle proprietà della medicina che prenderla.

IL BAMBINO SMETTE DI PIANGERE

Un tale affermava che, per tutta una serie di ragioni pratiche, era diventato ateo. Se pensava davvero con la sua testa ed era onesto doveva ammettere che non credeva realmente alle cose che la sua religione gli aveva insegnato. L’esistenza di Dio creava tanti problemi quanti ne risolveva; la vita dopo la morte era una pia illusione; le scritture e la tradizione avevano fatto tanto male quanto bene. Tutte queste cose erano state inventate dall’uomo per alleviare la solitudine e la disperazione della esistenza umana.

Era meglio lasciarlo stare. Non dire niente. Forse stava attraversando una fase di crescita e di scoperta.

Una volta il discepolo chiese al maestro:

<<Cos’è il Buddha?>>.

Egli rispose:

<<La mente è il Buddha>>.

 

Un altro giorno gli fu fatta la stessa domanda

ed egli rispose:

<<Niente mente, niente Buddha>>.

Il discepolo protestò:

<<Ma l’altro giorno hai detto:

“La mente è il Buddha”>>.

 

Disse il maestro:

<<L’ho detto per far smettere di piangere il bambino.

Quando il bambino smette di piangere dico:

“Niente mente, niente Buddha”>>.

 

Forse il bambino aveva smesso di piangere ed era ora pronto per la verità. Quindi era meglio lasciarlo solo.

Ma quando iniziò a predicare ad altri, che non vi erano preparati, il suo nuovo ateismo fu necessario tenerlo a freno: <<C’era un tempo in cui gli uomini adoravano il sole: l’era prescientifica. Poi venne l’era scientifica e gli uomini capirono che il sole non era una divinità; non era neppure una persona. Infine, è venuta l’era mistica e san Francesco d’Assisi ha chiamato il sole suo fratello e parlava con lui>>.

<<La tua fede era quella di un bambino spaventato. Ora che sei diventato un uomo impavido l’hai persa. Speriamo che tu possa diventare un mistico un giorno o l’altro e ritroverai la tua fede>>.

La fede non si perde mai per la ricerca senza paura della verità. Solo le convinzioni che la esprimono sono offuscate per un po’ e, con il tempo, purificate.

L’UOVO

Nasruddin si guadagnava da vivere

vendendo uova. Un tale entrò nel suo negozio e disse:

<<Indovina cosa ho in mano?>>.

 

<<Dammi un’indicazione>>, disse Nasruddin.

 

<<Te ne darò più d’una: ha la forma di un uovo,

le dimensioni di un uovo.

Ha l’aspetto d’un uovo, il gusto di un uovo

E l’odore di un uovo.

Dentro è giallo e bianco.

È liquido prima di essere cotto,

si rassoda con il calore.

Inoltre, è stato deposto da una gallina…>>.

 

<<Ah! Lo so>>, disse Nasruddin.

<<È un qualche tipo di dolce!>>.

 L’esperto ha il dono di non afferrare l’ovvio!

Il sommo sacerdote ha l’abilità di lasciarsi sfuggire il messia!

Pag. 85

Pag. 85 LA PREDICA COME AUTODIFESA

Pag. 86

Pag. 86 VENDESI ACQUA DI FIUME

Il venditore d’acqua aveva installato la sua bancarella in riva al fiume, e a migliaia andavano a comprare acqua da lui. Tutto il successo del suo commercio dipendeva dal fatto che essi non vedevano il fiume. Quando finalmente lo videro andò fallito.

Il predicatore aveva un grande successo. A migliaia andavano ad apprendere da lui la saggezza. Quando ebbero la saggezza smisero di andare ai suoi sermoni. E il predicatore sorrise soddisfatto. Aveva infatti raggiunto il suo scopo, che era quello di andarsene quanto prima perché sapeva in fondo di star offrendo alla gente qualcosa che già avevano, se solo avessero aperto gli occhi e guardato. <<Se io non me ne vado>>, aveva detto Gesù ai suoi discepoli, <<lo Spirito Santo non verrà>>.

Se smettessi di vendere acqua con tanto impegno, la gente avrebbe maggiori possibilità di vedere il fiume.

Pag. 88

Pag. 88 LA MEDAGLIETTA

Una madre non riusciva a far tornare a casa il figlioletto prima che venisse buio.

Così volle mettergli paura: gli raccontò che il sentiero che portava alla loro casa era infestato da spiriti che apparivano non appena il sole tramontava. Non ebbe così più problemi a farlo tornare a casa puntuale ogni sera.

 Ma quando il ragazzo crebbe aveva tanta paura del buio e degli spiriti che si rifiutava di uscire di casa la sera.

Così la madre gli mise al collo una medaglietta e lo convinse che finché avesse avuto la sua medaglietta gli spiriti non avrebbero potuto fargli alcun male.

 

Così ora il ragazzo si avventura nel buio stringendo forte la sua medaglietta.

 

La cattiva religione rafforza la sua fede nella medaglietta. La buona religione gli fa vedere che non ci sono gli spiriti.

Pag. 90

Pag. 90 NASRUDDIN VA IN CINA

Pag. 91

Pag. 91 IL GATTO DEL GURU

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I VESTIMENTI LITURGICI

Ottobre 1917: scoppia la Rivoluzione russa.

Per la storia umana si apre una nuova dimensione.

 

Si narra che proprio in quel mese

la chiesa russa ortodossa fosse riunita

in concilio. Era in corso

un’appassionata discussione sul colore della cotta

da indossare durante le funzioni liturgiche.

Alcuni insistevano con veemenza

che doveva essere bianca.

Altri, con uguale forza, che doveva

essere purpurea.

 

Nerone strimpellava mentre Roma era in fiamme.

Affrontare una rivoluzione è infinitamente più seccante che non organizzare una bella liturgia. Preferisco dire le mie preghiere, piuttosto che farmi coinvolgere nelle liti del vicinato.

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I SOFFIONI

 

Un uomo che andava molto fiero del suo prato

all’inglese si trovò ad avere una gran quantità di soffioni.

Provò ogni metodo a lui noto

per sbarazzarsene, ma continuavano a tormentarlo.

 

Alla fine, scrisse al ministero dell’agricoltura.

Enumerò tuti i tentativi fatti

e concluse la sua lettera

chiedendo: <<Cosa faccio ora?>>

 

A tempo debito giunse la risposta: <<Le consigliamo di imparare ad amarli>>.

Anch’io avevo un prato all’inglese di cui andavo fiero e anch’io ero ossessionato dai soffioni che combattevo con ogni possibile mezzo. Così imparare ad amarli non fu facile.

Iniziai parlando loro ogni giorno. Cordiale. Amichevole. Essi mi rispondevano solo con astioso silenzio. Erano ancora addolorati per la guerra che avevo intrapreso contro di loro. Probabilmente erano anche un po’ diffidenti circa le mie intenzioni. Ma non ci volle molto perché ricambiassero il mio sorriso. E si rilassassero. E rispondessero persino a ciò che dicevo loro. Ben presto diventammo buoni amici.

Il mio prato, ovviamente, era rovinato, ma quanto divenne gradevole il mio giardino!

Un tale stava diventando gradualmente cieco e lottava contro questo evento con ogni mezzo a sua disposizione. E quando le medicine non servirono più a combatterlo, cominciò a lottare con tutte le sue emozioni. Mi ci volle del coraggio per dirgli: <<Ti consiglio di imparare ad amare la tua cecità>>.

Fu una lotta dura. All’inizio non voleva avere niente da fare con la cecità. Non voleva dirle neppure una parola. E quando finalmente si sforzò di parlare, le sue parole erano rabbiose e amare. Ma continuò a parlare e le parole a poco a poco divennero parole di rassegnazione, di tolleranza e di accettazione… e, un giorno, con sua stessa sorpresa, divennero parole di amicizia… e di amore. Poi venne il giorno in cui fu in grado di abbracciare la sua cecità e dirle: <<Ti amo>>. Fu il giorno che lo vidi sorridere di nuovo.

La sua vista, ovviamente, era rovinata per sempre, ma quanto divenne bello il suo viso. Molto più bello di prima che la cecità si stabilisse da lui.

Pag. 95

NON CAMBIARE

Pag. 95 NON CAMBIARE

Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato, che fossi cambiato o meno.

È così che mi ami, Dio?

Pag. 97

Pag. 97 IL MIO AMICO

Malik, figlio di Dinar, era molto seccato per il comportamento immorale di un giovane dissoluto che viveva alla porta accanto.

Per molto tempo non fece nulla, sperando che qualcun altro intervenisse. Ma quando il comportamento del giovane si fece assolutamente intollerabile, Malik andò da lui e gli chiese di cambiar vita.

Il giovane informò con calma Malik che era un protetto del sultano e che quindi nessuno poteva impedirgli di vivere come voleva.

Malik disse: <<Protesterò personalmente con il sultano>>. Il giovane replicò: <<Sarà del tutto inutile, perché il sultano non cambierà mai idea su di me>>.

<<Allora farò un esposto contro di te al -creatore lassù>>, disse Malik. <<Il Creatore lassù>> disse il giovane, <<è troppo misericordioso per rimproverarmi>>.

Malik non sapeva più che fare, così lasciò stare il giovane. Ma dopo un po’ la sua reputazione divenne così cattiva che tutti gridavano allo scandalo. Malik conchiuse che era suo dovere cercare di rimproverarlo. Mentre si recava a casa del giovane, però, una voce gli disse: <<Non toccare il mio amico. È sotto la mia protezione>>. Malik rimase molto confuso da questo fatto e quando fu in presenza del giovane non sapeva più cosa dire.

Il giovane disse: <<Perché sei venuto?>>. Malik rispose: <<Ero venuto per rimproverarti, ma mentre venivo qui una Voce mi ha detto di non toccarti perché sei sotto la sua protezione>>.

Il volto del giovane dissoluto cambiò. <<Mi ha chiamato suo amico?>>, chiese. Ma Malik aveva già lasciato la sua casa. Anni dopo Malik incontrò quest’uomo alla Mecca. Era rimasto così colpito dalle parole della Voce che aveva ceduto tutti i suoi beni ed era diventato un mendicante. <<sono venuto qui per cercare il mio amica>>, disse a Malik, e morì.

 

Dio amico di un peccatore? Un’affermazione tanto pericolosa quanto efficace. Ho provato il suo effetto su di me una volta dicendo: <<Dio è troppo misericordioso per rimproverarmi>>. E improvvisamente ho udito la Buona Novella… per la prima volta nella mia vita.

L’ASPIRANTE ARABO

Al maestro arabo Jahel ad-Din Rumi piaceva raccontare la seguente storia:

Un giorno il profeta Maometto stava offrendo la preghiera mattutina nella moschea. Tra la folla di coloro che pregavano con il profeta        c’era un aspirante arabo.

Maometto iniziò a leggere il Corano e recitò il versetto                                 in cui il faraone afferma <<Io sono il vostro vero Dio>>.                                               

All’udir questo il buon aspirante esplose in uno spontaneo scatto di rabbia, ruppe il silenzio ed esclamò: <<Quell’orgoglioso figlio d’un cane!>>.

Il profeta non disse niente, ma quando finì la preghiera, gli altri cominciarono a rimproverare l’arabo:

<<Non ti vergogni? Sicuramente la tua preghiera ha offeso Dio                   perché non solo hai interrotto il sacro silenzio della preghiera                ma hai usato un linguaggio osceno al cospetto del profeta di Dio>>.

Il povero arabo arrossì di vergogna e tremò di paura, finché Gabriele apparve al profeta e disse:

<<Dio ti manda i suoi saluti e desidera che tu faccia smettere                     di sgridare quel semplice arabo; in realtà la sua sincera imprecazione  mi ha commosso più delle sante preghiere di molti altri>>.

 

Dio guarda al nostro cuore quando preghiamo, non alle nostre formule.

Pag. 101

NOI SIAMO TRE, VOI SIETE TRE

Quando la nave del vescovo si fermò per un giorno in un’isola sperduta, egli decise di sfruttare il più proficuamente possibile quella giornata. Passeggiava sulla spiaggia quando s’imbatté in tre pescatori che rammendavano le proprie reti. In un inglese stentato essi gli spiegarono di aver ricevuto il cristianesimo qualche secolo prima da alcuni missionari. <<Noi cristiani!>>, dissero, indicando con orgoglio se stessi.

Il vescovo rimase colpito. Conoscevano il Padrenostro? Non ne avevano mai sentito parlare. Il vescovo si sorprese: come potevano questi uomini affermare di essere cristiani se non conoscevano neppure una cosa tanto elementare come il Padrenostro?

<<E cosa dite, allora, quando pregate?>>.

<<Alziamo gli occhi al cielo. Noi preghiamo: “Noi siamo tre, voi siete tre, abbiate pietà di noi”>>. Il vescovo s’impressionò di quella loro preghiera primitiva, assolutamente eretica. Così passò tutto quel giorno ad insegnare loro il Padrenostro. I pescatori facevano fatica ad imparare, ma ce la misero tutta e prima che il vescovo salpasse il giorno dopo ebbe la soddisfazione di sentirli recitare tutta la preghiera senza errori.

Mesi più tardi la nave del vescovo passò di nuovo nei pressi di quelle isole e il vescovo, mentre passeggiava sul ponte recitando le preghiere serali, ricordò con compiacenza il fatto che, grazie ai suoi pazienti sforzi, su quell’isola lontana c’erano ora tre uomini che sapevano pregare correttamente, mentre era assorto nei suoi pensieri alzò gli occhi e notò una luce ad est. La luce si avvicinava sempre di più alla nave e quando il vescovo guardò, vide con stupore tre figure che camminavano sull’acqua verso il battello. Il capitano fermò il battello e tutti i marinai si sporsero dai parapetti per vedere questa scena sorprendente.

Quando furono a portata di voce, il vescovo riconobbe i suoi tre amici, i pescatori. <<Vescovo!>>, esclamarono, <<noi così contenti di incontrarti. Noi sentito passare la tua nave e venuti svelti svelti per incontrarti>>.

<<Cosa volete?>>, chiese il vescovo in preda a un timore reverenziale.

<<Vescovo>>, essi dissero, <<noi dispiace tanto. Noi dimenticato bella preghiera. Noi diciamo: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno… poi dimentichiamo. Per favore, dicci ancora tutta la preghiera>>.

Il vescovo si sentì mortificato. <<Tornate alle vostre case, brava gente>>, disse, <<e ogni volta che pregate dite: “Noi siamo tre, voi siete tre, abbiate pietà di noi”.>>.

Ho osservato talvolta le anziane che recitano all’infinito il rosario in chiesa. Come può Dio essere glorificato da questo incoerente mormorio? Ma ogni volta che guardo nei loro occhi e osservo i loro visi rivolti verso l’alto so in fondo che esse sono più vicine a Dio di molti uomini eruditi.

Pag. 104

Pag 104 La preghiera può essere pericolosa

Ecco una storia prediletta dal maestro sufico Sa’di di Shiraz:

Un certo amico mio era felice che la moglie aspettasse un bambino. Desiderava ardentemente un maschio. E pregava incessantemente Dio e faceva voti con questa intenzione.

Accadde che sua moglie dette alla luce un maschietto. Il mio amico gioì ed invitò tutto il villaggio a una festa di ringraziamento.

Anni dopo di ritorno dalla Mecca, passai per il villaggio del mio amico. Mi dissero che era in prigione.

<<Perché? Cos’ha fatto?>>, chiesi.

Il suo vicino disse: <<Suo figlio si è ubriacato, ha ucciso un uomo ed è scappato. Così suo padre è stato arrestato e messo in prigione>>.

 

Chiedere con costanza a Dio ciò che vogliamo è davvero un lodevole esercizio.

Ed è anche molto pericoloso.

Pag. 106

Pag 106 NARADA

Il saggio indù Narada intraprese un pellegrinaggio al tempio del Signore Visnu. Una notte si fermò in un villaggio e fu ospitato nella capanna di una coppia di povera gente. La mattina dopo, prima di ripartire, l’uomo disse a Narada: << Tu stai andando dal Signore Visnu. Chiedigli di dare a me e a mia moglie un figlio, perché sono ormai molti anni che siamo senza figli>>.

Quando Narada giunse al tempio, disse al Signore: <<Quell’uomo e sua moglie sono stati molto gentili con me. Sii misericordioso con loro e da’ loro un figlio>>. Il Signore rispose, in modo definitivo: <<Non è destino di quell’uomo avere dei figli>>. Così Narada fece le sue devozioni e tornò a casa.

Cinque anni dopo intraprese lo stesso pellegrinaggio e si fermò nello stesso villaggio e fu ospite ancora una volta dalla stessa coppia. Questa volta c’erano due bimbetti che giocavano sulla porta della capanna.

<<Di chi sono questi bambini?>>, chiese Narada.

<<Miei>>, disse l’uomo.

Narada era perplesso. L’uomo proseguì: <<subito dopo che ci hai lasciato, cinque anni fa, un santo mendicante è venuto nel nostro villaggio. Noi lo abbiamo ospitato per la notte. La mattina dopo, prima di partire, lui ha benedetto mia moglie e me… e il Signore ci ha fatto il dono di questi bambini>>.

Quando Narada udì questo, si recò immediatamente al tempio del Signore Visnu. E non appena vi giunse grido proprio dall’entrata del tempio: <<Non mi avevi detto che non era destino di quell’uomo avere figli? Ora ne ha due!>>.

Quando il Signore udì le sue parole, scoppiò in una sonora risata e disse: <<Deve essere stata opera di un santo. I santi hanno il potere di cambiare il destino!>>.

 

Ricordiamo una festa di nozze in cui la madre di Gesù ottenne con le sue preghiere che egli operasse un miracolo prima del tempo previsto dal suo destino

 Pag. 108

IL DESTINO IN UNA MONETA GETTATA IN ARIA

Pag. 108IL DESTINO IN UNA MONETA GETTATA IN ARIA

Il grande generale giapponese Nobunaga decise di attaccare anche se aveva solo  un soldato per ogni dieci soldati nemici.                               

Era sicuro che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano pieni di dubbi.

 Mentre erano in cammino verso il campo di battaglia, si fermarono ad un santuario scintoistico. Dopo aver pregato nel santuario, Nobunaga uscì e disse:  <<Ora getterò in aria una moneta.                          Se viene testa vinceremo. Se è croce perderemo. Ora il destino rivelerà il suo gioco>>.

Gettò in aria la moneta. Venne testa.  I soldati erano così desiderosi di combattere che vinsero facilmente la battaglia.

Il giorno dopo un assistente disse a Nobunaga: <<Nessuno può cambiare il destino>>.

<<Giustissimo>>, disse Nobunaga  mostrandogli una moneta che aveva testa su entrambe le facce,

 

Il potere della preghiera?

Il potere del destino?

O il potere di una fede che è convinta che qualcosa accadrà?

Pag. 110

Pag 110 PREGARE PERCHE' PIOVA

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LA VOLPE INVALIDA

Una favola del mistico arabo Sa’di:

Un uomo, attraversando la foresta, vide una volpe che aveva perso le zampe e si chiese come potesse sopravvivere. Poi vide arrivare una tigre con la preda in bocca. La tigre mangiò la sua parte e lascio il resto della carne alla volpe.

Il giorno dopo Dio nutrì la volpe per mezzo della stessa tigre.                                             L’uomo si stupì della grande bontà di Dio e pensò: <<Anch’io rimarrò in un angolo pieno di fiducia in Dio ed egli                                                 mi fornirà tutto ciò che mi serve>>.

E così fece per molti giorni, ma non accadde nulla; il poveretto                                  era ormai vicino alla morte quando udì una voce che diceva:                                                                                                               <<Oh tu che sei sulla via dell’errore, apri gli occhi alla verità!                                                   Segui l’esempio della tigre e smetti di imitare la volpe invalida>>.

 

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Pag 113 IL CIBO DI DIO

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I CINQUE MONACI

Al grande Lama del nord giunse un appello urgente del Lama del sud che gli chiedeva un monaco saggio e santo per iniziare i novizi alla vita spirituale. Con grande meraviglia di tutti, il grande Lama mandò cinque monaci invece di uno. A quelli che gli chiedevano il perché rispose enigmaticamente: <<Saremo fortunati se uno dei cinque arriverà dal Lama>>.

Il gruppo era in cammino da qualche giorno quando un messaggero li raggiunse correndo e disse: <<Il prete del nostro villaggio è morto. Abbiamo bisogno di qualcuno che lo sostituisca>>. Il villaggio sembrava un posto tranquillo e lo stipendio del prete era buono. Uno dei monaci sentì la preoccupazione pastorale per quella gente: <<Non sarei un vero buddista>>, disse, <<se non rimanessi a servire queste persone>>. E così lasciò gli altri monaci.

Alcuni giorni dopo si fermarono al palazzo di un re, che prese in simpatia uno dei monaci. <<Rimani con noi>>, disse il re, <<e sposerai mia figlia. E quando io morrò mi succederai al trono>>. Il monaco, attratto dalla principessa e dallo splendore della dignità regale, disse: <<Non esiste un modo migliore per portare sulla retta via tutta la gente di questo regno che diventare re. Non sarei un vero buddista se non accettassi questa occasione di servire la causa della nostra santa religione>>. Così anche lui lasciò il gruppo.

Gli altri monaci proseguirono la loro strada e una notte, in una ragione collinosa, giunsero a una capanna isolata abitata da una graziosa ragazza che offrì loro ospitalità e ringraziò Dio per averle mandato i monaci. I suoi genitori erano stati uccisi dai banditi e la ragazza era sola e piena di paura. La mattina dopo, quando fu ora di partire, uno dei monaci disse: <<io rimarrò con questa ragazza. Non sarei un vero buddista se non praticassi la compassione>>. Era il terzo che si fermava.

Gli altri due giunsero infine a un villaggio buddista e scoprirono, inorriditi, che tutti gli abitanti di quel villaggio avevano abbandonato la loro religione ed erano in balia di un guru indù. Uno dei monaci disse: <<È mio dovere verso questa povera gente e il Signore Buddha rimanere qui e riconquistarli alla vera religione>>. Fu ultimo ad andarsene.

Il quinto monaco, finalmente, arrivò dal Lama del sud. Dopo tutto, il grande Lama del nord aveva avuto ragione.

 

 

Anni fa mi misi alla ricerca di Dio. Deviai spesso lungo il cammino. E sempre per la migliore delle ragioni: per riformare la liturgia, per cambiare le strutture ecclesiastiche, per aggiornare lo studio delle Scritture e per dare il giusto peso alla teologia.

È più facile, ahimè

, immergersi nel lavoro religioso, in qualunque lavoro, che perseverare in quella ricerca.  

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Pag 116 LA PROMOZIONE

Entra il primo candidato.

 

<<Lei comprende che questo è un semplice test che le facciamo prima di offrirle l’impiego per cui ha fatto domanda?>>.

<<Si>>.

<<Bene, quanto fa due più due?>>.

<<Quattro>>.

 

Entra il secondo candidato.

<<È pronto per il test?>>.

<<Sì>>.

<<Bene, quanto fa due più due?>>.

<<Qualunque cosa il capo dice che faccia>>.

 

Il secondo candidato ottenne il posto.

 

L’atteggiamento del secondo candidato è caldamente raccomandato a chi cerca la promozione in ogni istituzione, secolare come religiosa.

Vi otterrà spesso anche dei voti alti negli esami religiosi. Ecco perché i laureati in teologia sono spesso più noti per la loro devozione alla dottrina che per la loro devozione alla verità.

 

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Pag 118 DIOGENE

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ALZATI E FATTI RICONOSCERE

Per dire la verità così com’è ci vuole molto coraggio se si appartiene a un’istituzione

Per sfidare l’istituzione stessa ci vuole ancora più coraggio. Fu questo che fece Gesù.

Quando Kruscev pronunciò la famosa denuncia dell’epoca staliniana, si dice che qualcuno, in parlamento abbia esclamato:

<<Dov’eri tu, compagno Kruscev,

quando tutte queste persone innocenti

venivano massacrate?>>

 

Kruscev smise di parlare, girò lo sguardo nella sala e disse: <<Per favore, si alzi chi ha detto questo>>.

 

Ci fu una grande tensione nella sala.

Nessuno si alzò.

Allora Kruscev disse: <<Bene, ora hai la risposta, chiunque tu sia.

Io ero allora nella stessa identica posizione in cui tu ora ti trovi>>.

 

Gesù si sarebbe alzato.

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Pag 121 IL NEGOZIO DELLA VERITA'

IL NEGOZIO DELLA VERITÀ

Non potevo credere ai miei occhi quando lessi l’insegna del negozio:

IL NEGOZIO DELLA VERITÀ.

Lì vendevano la verità.

La commessa fu molto cortese: che tipo di verità desideravo acquistare, la verità parziale o la verità totale? La verità totale, ovviamente.

Niente falsità per me, nessuna difesa, nessuna razionalizzazione. Volevo la mia verità pura e semplice e tutta quanta.

Mi indicò l’altro lato del negozio, dove si vendeva la verità totale.

Il commesso che era là mi guardò con commiserazione e indicò il cartellino del prezzo. <<Il prezzo è molto alto, signore>>, disse. <<Quant’è?>>, chiesi io, deciso ad ottenere la verità totale a tutti i costi.

<<Se lei prende questa>>, disse, <<dovrà pagarla perdendo il riposo per il resto della sua vita>>.

Uscii tristemente dal negozio.

Avevo creduto di poter avere tutta la verità ad un prezzo modesto. Non sono ancora pronto per la verità. Desidero ardentemente pace e riposo di tanto in tanto. Ho ancora bisogno di ingannarmi un po’ con le mie difese e razionalizzazioni. Cerco ancora il rifugio delle mie convinzioni indiscusse.

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Pag 123 IL SENTIERO STRETTO

Una volta Dio avvertì la gente di un terremoto  che avrebbe fatto scomparire tutte le acque della terra. Le acque, che avrebbero preso il loro posto, li avrebbero fatti impazzire tutti.

Solo il profeta prese Dio sul serio.

Trasportò grandi quantità d’acqua nella sua grotta sulla montagna così d’averne a sufficienza per tutta la vita.

Infatti venne il terremoto,

le acque scomparvero e una nuova acqua riempì i torrenti e i laghi e i fiumi e gli stagni.

Qualche mese dopo il profeta scese a valle per vedere cos’era successo.

Erano impazziti davvero tutti.

Lo attaccarono e non volevano avere niente a che fare con lui, convinti che fosse pazzo.

Così il profeta tornò nella sua grotta sulla montagna, felice dell’acqua messa da parte.

Ma con il passar del tempo la solitudine gli divenne insopportabile. Desiderava ardentemente la compagnia umana, perciò scese di nuovo in pianura. E di nuovo fu respinto dalla gente perché era completamente diverso da loro.

Allora il profeta prese una decisione.

Gettò via la provvista d’acqua, bevve la nuova acqua e si unì ai suoi simili nella loro pazzia.

 

Quando cerchi la verità cammini da solo. Il sentiero è troppo stretto per poter avere compagnia. Chi può sopportare una simile solitudine?

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Pag 125 L'IPOCRITA

La sala era affollata per lo più di anziane signore. Si trattava di qualche nuova religione o setta.

Uno degli oratori si alzò per parlare, vestito solo con un turbante e un perizoma.

Parlò, con calore, del potere della mente sulla materia, della psiche sul soma.

 

Tutti lo ascoltavano affascinati.

Alla fine l’oratore tornò al suo posto proprio davanti a me. Il suo vicino si voltò verso di lui e gli bisbigliò non troppo sottovoce: <<Crede realmente a ciò che ha detto, che il corpo non sente nulla e che dipende tutto dalla mente e la mente può essere consciamente influenzata dalla volontà?>>.

 

L’ipocrita replicò, con devota convinzione: <<Certo!>>.

 

<<Allora>>, disse il suo vicino, <<le dispiacerebbe fare cambio di posto? Sono seduto in mezzo alla corrente>>.

 

Cerco spesso, disperatamente, di praticare ciò che predico.

Se mi limitassi a predicare ciò che pratico, sarei anch’io molto meno ipocrita.

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Pag 127 IL CONTRATTO STIPULATO IN SOGNO

IL CONTRATTO STIPULATO IN SOGNO

Erano le nove del mattino e Nasruddin dormiva sodo. Il sole era alto nel cielo, gli uccellini cinguettavano sugli alberi e la colazione di Nasruddin si stava raffreddando. Così la mglie lo svegliò.

Egli si svegliò molto arrabbiato.

<<Perché mi svegli proprio adesso?>>, gridò. <<Non potevi aspettare un altro momentino?>>. <<Il sole è alto nel cielo>>, disse la moglie, <<gli uccelli cinguettano sugli alberi e la tua colazione si sta raffreddando>>.

<<Sciocca!>>, disse Nasruddin, <<la colazione non è niente in confronto al contratto di centomila pezzi d’oro che stavo per firmare!>>.

Si rigirò e agitò a lungo nel letto, cercando di ritrovare il suo sogno distrutto e il contratto perduto.

 

 

Chissà se in quel contratto Nasruddin stava imbrogliando e se la sua controparte era un tiranno ingiusto.

Se Nasruddin ritrova il sogno e rinuncia all’inganno, diventerà un santo.

Se lavorerà strenuamente per liberare il popolo dall’oppressione del tiranno, diverrà un riformatore.

Se, nel mezzo del sogno, si renderà conto di stare sognando, sarà un uomo risvegliato e un mistico.

A che serve diventare un santo e riformatore se si sta ancora dormendo?

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Pag 129 MOLTO BENE, MOLTO BENE

Una giovane nel villaggio di pescatori diventò ragazza madre e dopo molte percosse rivelò che il padre del bambino era il maestro zen che meditava tutto il giorno nel tempio fuori del villaggio.

I genitori della ragazza e un folto numero di abitanti del villaggio marciarono verso il tempio, disturbarono scortesemente la meditazione del maestro, lo insultarono per la sua ipocrisia e gli dissero che, dato che era il padre del bambino, doveva ora assumersi il compito di allevarlo. Per tutta risposta il maestro disse:

<<Molto bene. Molto bene>>.

Quando la folla se ne andò, raccolse il bambino dal pavimento e si accordò con una donna del villaggio affinché nutrisse, vestisse e badasse al neonato a sue spese.

La fama del maestro era rovinata. Nessuno andava più da lui per essere istruito.

La storia durava da un anno quando la ragazza, che aveva partorito il bambino, non resistette più e confessò finalmente di aver mentito. Il padre del bambino era il ragazzo della porta accanto.

I genitori e tutti gli abitanti del villaggio si pentirono amaramente.

Si prostrarono ai piedi del maestro per chiedergli perdono e farsi restituire il bambino. Il maestro restituì il bambino. E tutto ciò che disse fu: <<Molto bene. Molto bene>>.

 

L’uomo risvegliato!

Perdere la reputazione? Non è molto diverso dal perdere quel contratto che si stava per firmare in sogno.

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Pag 131 I FIGLI MORTI IN SOGNO

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Pag 132 L'AQUILA REALE

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PAG 133 L'ANATROCCOLO

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Pag 134 LA BAMBOLA DI SALE

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Pag 135 chi sono

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Pag 136 L'INNAMORATO LOQUACE

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Pag 137 ABBANDONARE L'IO

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PAG 138 ABBANDONA IL TUO NULLA

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PAG 139 IL MAESTRO ZEN E IL CRISTIANO

Un cristiano una volta fece visita a un maestro zen e disse: <<Permettimi di leggerti alcune frasi del discorso della Montagna>>.

<<Le ascolterò con piacere>>, disse il maestro.

Il cristiano lesse alcune frasi e alzò gli occhi. Il maestro sorrise e disse:

<<Chi ha pronunciato queste parole era davvero un uomo illuminato>>.

Ciò fece piacere al cristiano.

Continuò a leggere. Il maestro lo interruppe e disse:

<<L’uomo che ha proferito queste parole può essere davvero definito un salvatore dell’umanità>>.

Il cristiano era elettrizzato.

Continuò la lettura fino alla fine.

Il maestro allora disse: <<Questo discorso è stato pronunciato da un uomo splendente di divinità>>.

La gioia del cristiano non conosceva limiti.

Se ne andò deciso a tornare e a convincere il maestro zen che egli doveva farsi cristiano.

 

Rincasando incontrò Cristo sul ciglio della strada.

<<Signore>>, disse entusiasticamente, <<sono riuscito a far ammettere a quell’uomo che sei divino!>>.

Gesù sorrise e disse: <<E a che ti è servito se non a gonfiare il tuo ego cristiano?>>.

La presunzione è il rischio professionale di chi s’imbarca nella via della preghiera e nella religiosità.

Il mistico arabo Abu Hassan Bushanja dice: <<L’atto del peccato è molto meno dannoso del desiderio e del pensiero del peccato. Una cosa è che il corpo indulga per un momento ad un atto piacevole, e tutt’altra cosa che la mente e il cuore vi rimuginino all’infinito>>.

Quando delle persone religiose non fanno che rimuginare sui peccati che altri commettono, sorge il sospetto che queste riflessioni procurino loro più piacere di quanto il peccato ne procuri al peccatore.

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PAG 141 UNA CONSOLAZIONE PER IL DIAVOLO

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PAG 142 MEGLIO IL PECCATO CHE LA MALDICENZA

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PAG 143 IL MONACO E LA DONNA

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PAG 145 L'ATTACCO CARDIACO SPIRITUALE

Quando l’industriale ebbe un attacco di cuore dovuto ai suoi sforzi per incrementare l’impero industriale, fu facile dimostrargli la sua avidità e il suo egoismo. Quando il parroco ebbe un attacco di cuore dovuto allo sforzo per estendere il regno di Dio non fu possibile dimostrargli che si trattava di avidità e di egoismo in un’altra e più accettabile forma. Era davvero il Regno di Dio che lui propagandava o se stesso? Il Regno di Dio non ha bisogno di propaganda. Esso affluisce naturalmente, senza la nostra cura ansiosa. Attenzione all’ansia. Essa rivela il tuo egoismo, non è vero?

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PAG 147 CONOSCERE CRISTO

<<Così ti sei convertito a Cristo?>>.

<<Si>>.

<<Allora devi sapere un sacco di cose su di lui. Dimmi, in che paese è nato?>>.

<<Non lo so>>.

<<Quanti anni aveva quando è morto?>>.

<<Non lo so>>.

<<Quante prediche ha pronunciato?>>.

<<Non lo so>>.

<<Sai decisamente ben poco per essere un uomo che afferma di essersi convertito a Cristo!>>.

<<Hai ragione. Mi vergogno di quanto poco so di lui. Ma quello che so è questo: tre anni fa ero un ubriacone. Ero pieno di debiti. La mia famiglia cadeva a pezzi. Mia moglie e i miei figli paventavano il mio ritorno a casa ogni sera. Ma ora ho smesso di bere; non abbiamo più debiti; la nostra è ora una casa felice; i miei figli attendono con ansia il mio ritorno a casa la sera. Tutto questo ha fatto Cristo per me. E questo è quello che so di Cristo!>>.

Conoscere davvero. Cioè essere trasformati da ciò che si sa.

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LO SGUARDO DI GESÙ

PAG 149 LO SGUARDO DI GESU'

Avevo un ottimo rapporto con il Signore. Gli chiedevo delle cose, conversavo con lui, lo lodavo, lo ringraziavo…

Ma avevo sempre la sgradevole sensazione che lui volesse che lo guardassi negli occhi… E io non lo facevo. Parlavo, ma distoglievo lo sguardo quando sentivo che mi stava guardando.

Distoglievo sempre lo sguardo. E sapevo perché. Avevo paura. Pensavo che avrei trovato nei suoi occhi l’accusa di un qualche peccato di cui non mi ero pentito. Pensavo che avrei trovato una richiesta nei suoi occhi: ci sarebbe stato qualcosa che lui voleva da me.

Un giorno finalmente mi feci coraggio e guardai! Non c’era nessuna accusa. Non c’era nessuna richiesta. Gli occhi dicevano solo: <<Ti amo>>. Guardai a lungo in quegli occhi. Li scrutai. Ma il solo messaggio era: <<Ti amo!>>.

Ed io uscii e come Pietro, piansi.

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PAG 151 L'UOVO D'ORO

Una lettura delle sacre scritture:

<<Questo è ciò che dice il Signore: C’era una volta un’oca che deponeva ogni giorno un uovo d’oro. E la moglie del fattore, che possedeva l’oca, si rallegrava delle ricchezze che quelle uova le fruttavano. Era però una donna avida che non sapeva attendere pazientemente giorno per giorno il suo uovo quotidiano. Così decise di uccidere l’oca e di prendersi tutte le uova in una volta. E così fece, alla fine: uccise l’oca e tutto ciò che le rimase fu un uovo formato a metà e un’oca morta che non poteva più deporne altre>>.

Fin qui la santa parola di Dio!

Un ateo udì quel brano delle sacre scritture e disse con scherno: <<E la chiamate parola di Dio! Un’oca che depone uova d’oro! Non è altro che una dimostrazione di quanto credito si possa dare a questo cosiddetto Dio!>>.

Quando un erudito religioso lesse quel testo reagì in questo modo: <<Il Signore ci dice chiaramente che c’era un’oca che deponeva uova d’oro. Se lo dice il Signore dev’essere vero, per quanto possa apparire assurdo alle nostre povere menti umane. In realtà, degli studi archeologici indicano vagamente l’esistenza, in un qualche periodo della storia antica, di una misteriosa oca, che deponeva, per l’appunto, uova d’oro. Ora chiederete, a ragione, come un uovo, senza cessare di essere un uovo, possa, al tempo stesso essere d’oro. Naturalmente non è possibile dare una risposta. Varie scuole di pensiero religioso hanno tentato di dare diverse spiegazioni. Ma ciò che è necessario, in ultimo, è un atto di fede in questo mistero che confonde la mente umana.

Ci fu persino un predicatore il quale, avendo letto quel testo, viaggiò per città e villaggi incitando con zelo la gente ad accettare il fatto che Dio, ad un certo punto della storia, avesse creato uova d’oro.

Non avrebbe forse impiegato più utilmente  il suo tempo insegnando alla gente i mali dell’avidità, piuttosto che favorire la fede nelle uova d’oro? Perché non è forse infinitamente meno importante dire: <<Signore, Signore>>, che fare la volontà del Padre nostro che è nei cieli?

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LA LIETA NOVELLA

Ecco la lieta novella proclamata da nostro Signore Gesù Cristo:

Gesù iniziò ad ammaestrare i suoi discepoli con delle parabole. Egli disse:

Il Regno dei cieli è come due fratelli che vivevano contenti e soddisfatti finchè Dio non li chiamò entrambi a divenire suoi discepoli.

Il più grande rispose generosamente alla chiamata, sebbene significasse per lui strapparsi dalla famiglia e dalla ragazza che amava e che sognava di sposare. Alla fine partì per un paese lontano dove dette tutto se stesso nel servizio ai più poveri dei poveri. In quel paese iniziò una persecuzione ed egli fu arrestato, accusato ingiustamente e condannato a morte.

E il Signore le disse: <<Ben fatto, servo buono e fedele! Tu mi hai reso un servizio che vale milla talenti. Io ti darò una ricompensa che vale miliardi di talenti. Entra nella gioia del tuo Signore>>.

La risposta del fratello più giovane alla chiamata fu men che generosa. Decise di ignorarla e di continuare come prima e di sposare la ragazza che amava. Ebbe una felice vita matrimoniale, i suoi affari prosperarono e divenne ricco e famoso. Talvolta, inoltre, mandava una piccola somma di denaro al fratello maggiore in quel paese lontano. <<Potrà esserti utile nel tuo lavoro per quei poveri diavoli>>, gli scriveva.

E quando giunse la sua ora, il Signore gli disse: <<Ben fatto, servo buono e fedele! Tu mi hai reso un servizio da dieci talenti. Io ti darò una ricompensa che vale miliardi di talenti. Entra nella gioia del tuo Signore!>>.

Il fratello maggiore si sorprese quando udì che il fratello avrebbe ricevuto la sua stessa ricompensa. E ne fu contento. Disse: <<Signore, ora che lo so, se dovessi rinascere e rivivere la mia vita, rifarei esattamente ciò che ho fatto per te>>.

Questa è davvero una lieta novella: un Signore generoso, un discepolo che lo serve per la pura gioia che l’amore conferisce al servizio.

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JONEYED E IL BARBIERE

Il sant’uomo Joneyed si recò alla Mecca vestito da mendicante. Là vide un barbiere che stava radendo un uomo ricco. Quando chiese al barbiere di fargli la barba, il barbiere lasciò immediatamente l’uomo facoltoso e si mise a radere Joneyed . E non volle essere pagato. Anzi, gli fece l’elemosina.

Joneyed rimase così commosso che decise di dare al barbiere tutto ciò che avrebbe ricevuto in elemosina quel giorno.

Il caso volle che un pellegrino abbiente andasse da Joneyed e gli desse una borsa d’oro. Joneyed tornò al negozio del barbiere quella sera e offrì l’oro al barbiere.

Il barbiere gli gridò: << Che razza di sant’uomo sei? Non ti vergogni di offrire un compenso per un servizio d’amore?>>.

 

Talvolta si sentono delle persone dire: <<Signore, abbiamo fatto tanto per te. Che ricompensa ci sarà data?>>.

Tutte le volte che si cerca o si offre una ricompensa, l’amore diventa mercenario.

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PAG 156 UNA FANTASIA

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IL FIGLIO MAGGIORE

 

Il tema della parabola era il figliol prodigo. E il predicatore parlò con enfasi dell’incredibile amore del Padre. Ma cosa c’era da meravigliarsi nell’amore del Padre? Ci sono migliaia di padri umani che potrebbero amare in quel modo. E, più probabilmente, migliaia di madri umane.

La parabola voleva in realtà essere una frecciata ai farisei.

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo; ma i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: <<Costui accoglie i peccatori e mangia con essi>>. Allora egli disse loro questa parabola… 

                               (Luca 15, 1-2)       

I brontoloni! I farisei! Il figlio maggiore! Questo è il punto della parabola.

Un giorno Dio entrò in paradiso e scoprì con sua grande sorpresa, che erano tutti lì. Neppure un’anima era stata mandata all’inferno. La cosa gli dette fastidio, perché non era suo dovere essere giusto? E, in ogni caso, cos’era stato creato a fare l’inferno se non era usato?

Così disse all’arcangelo Gabriele: <<Chiama tutti a raccolta, davanti al mio trono e leggi i Dieci Comandamenti>>.

Furono chiamati tutti. Gabriele lesse il primo comandamento. Allora Dio disse: <<Tutti quelli che hanno peccato contro questo comandamento se ne vadano subito all’inferno>>. Alcune persone si staccarono dalla folla e se ne andarono tristemente all’inferno.

Una cosa simile accadde dopo la lettura del secondo comandamento… e del terzo… e del quarto… e del quinto… A quel punto la popolazione del paradiso era diminuita notevolmente. Dopo la lettura del sesto comandamento andarono all’inferno tutti, tranne un eremita, grasso, vecchio e calvo.

Dio alzò gli occhi e chiese a Gabriele: <<Questa è l’unica persona rimasta in paradiso?>>.

<<Si>>, disse Gabriele.

<<Bene>>, disse Dio. <<È piuttosto solo qui, non è vero? Di’ a tutti quanti di tornare indietro!>>.

Quando l’eremita grasso, vecchio e calvo sentì che sarebbero stati perdonati tutti, s’indignò. E  gridò a Dio: <<Non è giusto! Perché non me lo hai detto prima?>>

Ah! Un altro fariseo smascherato! Un altro figlio maggiore. L’uomo che crede nelle ricompense e nelle punizioni ed è un assertore della più rigida giustizia.

PAG 159 IL FARISEO

 

       

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      PAG 160 LA RELIGIONE DELLA VECCHIA SIGNORA

   

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PAG 161 L'AMORE HA LA MEMORIA CORTA

 

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PAG 162 IL FIORE DI LOTO 

 

Passando accanto allo stagno vidi un fiore di loto in piena fioritura e istintivamente gli dissi: <<Come sei bello, mio caro! E come deve essere bello il Dio che ti ha creato!>>

Ed esso arrossì perché non era affatto cosciente della sua bellezza. E gli fece piacere che Dio fosse lodato.

Era il più bello perché era totalmente inconsapevole della sua bellezza. E mi attirò perché non tentava affatto di attrarre la mia attrazione.

Più avanti c’era un altro stagno, dove trovai un altro fiore di loto che allargava verso di me i suoi petali e diceva sfacciatamente: <<Guarda come sono bello e rendi lode al mio Creatore>>.

Io proseguii disgustato.

Quando mi accingo ad edificare, cerco di impressionare gli altri. Attenzione al fariseo benintenzionato!

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PAG 164 LA TARTARUGA

Pare che Gesù sia stato vivo e libero. Non equilibrato e rispettato. Senz’altro con le sue parole e il suo comportamento ha scandalizzato molte persone rispettabili   

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PAG 165 LA TARTARUGA

PAG 166 LA TARTARUGA                                                                     

 

 

 Pag. 167

PAG 167 BAYAZID INFRANGE LA REGOLA

 Bayazid, il santo musulmano, agiva talvolta deliberatamente contro le forme e i rituali esteriori dell’Islam.

Una volta accadde che, di ritorno dalla Mecca, si fermasse nella città iraniana di Rey. I cittadini, che lo veneravano, si precipitarono ad accoglierlo e crearono una grande agitazione nella città. Bayazid , che era proprio stufo di quell’adulazione, attese finchè non giunse al mercato. Là comprò una pagnotta e incominciò a sbocconcellarla davanti a tutti i suoi seguaci. Era un giorno di digiuno nel mese di Ramadan, ma Bayadiz riteneva che il suo viaggio giustificasse pienamente l’infrazione della regola religiosa.

I suoi seguaci non la pensavano però così. Rimasero così scandalizzati dal suo comportamento che lo lasciarono immediatamente solo e tornarono a casa. Bayazid, soddisfatto, fece osservare a un discepolo: <<Nota come nel momento in cui ho fatto qualcosa contraria alle loro aspettative la loro venerazione per me è scomparsa>>.

Gesù scandalizzò spesso i suoi seguaci in modo analogo.

La folla ha bisogno di un santo da venerare, e di un guru da consultare. Un tacito accordo: tu devi vivere secondo le nostre aspettative e noi in cambio ti venereremo. La gara della santità.

Un predicatore una volta fece questa domanda a una classe di bambini: <<Se tutte le persone buone fossero bianche e quelle cattive fossero nere, voi di che colore sareste?>>.

La piccola Mary Jane rispose: <<Reverendo, io sarei a strisce!>>.

E così il reverendo. E così i mahatma e i papi ei santi canonizzati.

Un uomo cercava una buona chiesa da frequentare ed entrò per caso in una in cui i fedeli e il prete stavano leggendo il loro libro di preghiere. E dicevano: <<Non abbiamo fatto queste cose che avremmo dovuto fare, e abbiamo fatto queste altre cose che non avremmo dovuto fare>>.

 

L’uomo si lascio cadere in un banco e sospirò sollevato dicendosi: <<Grazie a Dio, ho finalmente trovato la mia gente>>.

 

I tentativi di nascondere il fatto che i nostri santi sono a strisce sono talvolta fortunati, ma sempre disonesti.

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Pag 171 MUSICA PER I SORDI

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PAG 172 LA RICCHEZZA

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IL PESCATORE SODDISFATTO

 

Il ricco industriale del nord rimase inorridito

Trovando il pescatore del sud

Pigramente sdraiato accanto alla sua barca

A fumare la pipa.

 

<<Perché non sei in mare a pescare?>>,

gli chiese l’industriale.

 

<<Perché ho preso abbastanza pesce per oggi>>,

disse il pescatore.

 

<<Perché non ne prendi di più di quanto te ne serve?>>,

chiese l’industriale.

 

<<Cosa ne dovrei fare?>>, domandò il pescatore.

 

<<Potresti guadagnare più soldi>>, fu la risposta. <<Così potresti dotare la tua barca di un motore. Allora potresti spingerti in acque più profonde e prendere più pesce. Allora avresti abbastanza soldi per comprare reti di nylon. Queste ti frutterebbero più pesce e più soldi. Ben presto avresti abbastanza denaro per possedere due barche… magari un’intera flotta di barche. Allora saresti un uomo ricco come me>>.

 

<<Cosa farei allora?>>, chiese il pescatore.

 

<<Allora potresti sederti e goderti la vita>>, rispose l’industriale.

 

<<Cosa pensi che stia facendo in questo preciso momento?>>, disse il pescatore soddisfatto.

 

È più saggio mantenere intatta la propria capacità di godersi la vita che guadagnare un sacco di soldi.

PAG 173 IL PESATORE SODDISFATTO

 

 

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Pag 175 Le sette giare d'oro

Un barbiere stava passando sotto un albero infestato dagli spiriti quando udì una voce dire <<Ti piacerebbe avere le sette giare d’oro?>>. Si guardò intorno e non vide nessuno. Ma la sua avidità era stata sollecitata, così rispose ansiosamente: <<Si, certo>>. <<Allora va’ subito a casa>>, disse la voce. <<Le troverai là>>.

Il barbiere fece tutta la strada di corsa. Infatti c’erano le sette giare… tutte piene d’oro, tranne una che era piena solo a metà. Si sentiva violentemente spinto a riempirla, altrimenti non avrebbe potuto essere felice.

Fece fondere tutti i gioielli della famiglia in monete d’oro, e le versò nella giara mezza piena. Ma la giara rimase piena a metà com’era prima. Era esasperante! Cominciò a risparmiare e a far economia e a fare la fame lui e la sua famiglia. Invano. Per quanto oro mettesse nella giara, quella rimaneva piena a metà.

Così un giorno pregò il re di aumentargli lo stipendio. Lo stipendio gli fu raddoppiato. E riprese la lotta per riempire la giara. Iniziò persino a mendicare. La giara divorava ogni moneta d’oro che veniva gettata in essa e rimaneva cocciutamente piena a metà.

Il re notò l’aspetto miserevole ed affamato del barbiere. <<Che c’è che non va?>>, gli chiese. <<Eri così felice e contento quando il tuo stipendio era più basso. Ora ti è stato raddoppiato e tu sei lacero e avvilito. Non sarà che hai con te le sette giare d’oro?>>.

Il barbiere rimase sbalordito: <<Chi ve lo ha detto, maestà?>>, domandò.

Il re rise. <<Ma questi sono ovviamente i sintomi della persona a cui lo spirito offre le sette giare. Una volta le ha offerte anche a me. Io chiesi se il denaro si poteva spendere o se doveva solo essere accumulato. Egli svanì senza una parola. Quel denaro non si può spendere. Porta solo con sé l’obbligo di accumulare. Va’ e restituiscilo immediatamente allo spirito e sarai di nuovo felice>>.

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Pag 177 UNA PARABOLA SULLA VITA MODERNA

Avresti tutto il tempo del mondo, se solo te lo concedessi. Che cosa t’impedisce di farlo?

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HOFETZ CHAIM

Nel secolo scorso, un turista americano fece visita al famoso rabbino polacco Hofetz Chaim.

Rimase stupito nel vedere che la casa del rabbino era solo una semplice stanza piena di libri. Gli unici mobili erano un tavolo e una panca.

<<Rabbi, dove sono i suoi mobili?>>, chiese il turista.

<<E i suoi dove sono?>>, replicò Hofetz.

<<I miei? Ma io sono solo in visita. Sono solo di passaggio>>, disse l’americano.

<<Anch’io>>, disse il rabbino.

 

Quando un uomo inizia a vivere più in profondità interiormente, vive con più semplicità esteriormente.

Ma la vita semplice, ahimè, non sempre porta con sé la profondità.

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Pag 179 Il cielo e il corvo

Un racconto del Bhagavad Purana:

Una volta un corvo volò nel cielo con un pezzo di carne nel becco. Venti corvi si misero ad inseguirlo e ad attaccarlo rabbiosamente.

 

Alla fine il corvo lasciò cadere il pezzo di carne. I suoi inseguitori allora lo lasciarono stare e volarono strillando appresso il pezzo di carne. E il corvo disse: <<Che pace che c’è qui adesso. Il cielo è tutto mio>>.

 

Un monaco zen disse:

<<Quando la mia casa venne distrutta da un incendio potei vedere senza ostacoli la luna nella notte>>.

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CHI PUÒ RUBARE LA LUNA?

Pag 181 chi può salvare la luna

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Pag 182 Il diamante

Il sannyasin era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un albero per la notte quando un abitante del villaggio arrivò correndo da lui e disse: <<La pietra! La pietra! Dammi la pietra preziosa!>>.

<<Che pietra?>>, chiese il sannyasin.

<<La notte scorsa il Signore Siva mi è apparso in sogno>>, disse l’abitante del villaggio, <<e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo avrei trovato un sannyasin che mi avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre>>.

Il sannyasin rovistò nel suo sacco e tirò fuori una pietra. <<Probabilmente intendeva questa>>, disse porgendo la pietra all’uomo. <<L’ho trovata su di un sentiero nella foresta qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro>>.

L’uomo osservò meravigliato la pietra. Era un diamante. Probabilmente il diamante più grosso del mondo perché era grande quanto la testa di un uomo.

Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto, senza poter dormire. Il giorno dopo allo spuntar dell’alba svegliò il sannyasin e disse: <<Dammi la ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo diamante>>.

 

 

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 PREGA PER UNO SPIRITO SODDISFATTO

PAG 184 PREGA PER UNO SPIRITO SODDISFATTO

Il Signore Visnu era così stufo delle continue richieste del suo devoto che un giorno gli apparve e disse: <<Ho deciso di concederti tre cose che mi domanderai. Dopo di che non ti darò più niente>>.

Il devoto, felice, fece immediatamente la prima richiesta. Chiese che la moglie morisse per poter sposare una donna migliore. Il suo desiderio fu esaudito all’istante.

Ma quando amici e parenti si radunarono per il funerale della moglie e iniziarono a ricordare tutte le buone qualità di sua moglie, il devoto capì di essere stato avventato.

Si rese conto allora di essere stato assolutamente cieco a tutte le sue virtù. Sarebbe mai riuscito a trovare una donna altrettanto buona?

Così chiese al Signore di riportarla in vita! E rimase con una sola richiesta. Ed era deciso a non fare errori questa volta, perché non avrebbe potuto correggerli. Chiese consiglio a tutti. Qualcuno dei suoi amici gli suggerì di chiedere l’immortalità. Ma a che gli sarebbe servita l’immortalità, dissero altri, se non godeva di buona salute? E a che gli sarebbe servita la salute se non aveva i soldi? E a che gli sarebbero serviti i soldi se non aveva amici?

 Gli anni passavano e lui non riusciva a decidere cosa chiedere: la vita o la salute o la ricchezza o il potere o l’amore. Alla fine disse al Signore: <<Per favore, consigliami che cosa chiedere>>.

Il Signore rise nel vedere l’imbarazzo dell’uomo e disse: <<Chiedi di essere soddisfatto qualunque cosa la vita ti porti>>.

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LA FIERA INTERNAZIONALE DELLE RELIGIONI

PAG 186 LA FIERA DELLE RELIGIONI

Il mio amico ed io andammo alla fiera. La fiera internazionale della religione. Ma la concorrenza era altrettanto strenua, la propaganda altrettanto chiassosa.

Al banco ebreo ci dettero dei volantini che dicevano che Dio era compassionevole e gli ebrei erano il suo popolo eletto. Gli ebrei. Nessun altro popolo era tanto eletto quanto il popolo ebreo.

Al banco musulmano apprendemmo che Dio era misericordioso e Maometto il suo unico profeta. La salvezza viene dall’ascoltare l’unico profeta di Dio.

Al banco cristiano scoprimmo che Dio è amore e non c’è salvezza al di fuori della chiesa. Entra nella chiesa o rischierai la dannazione eterna.

Mentre ci allontanavamo chiesi al mio amico: <<Cosa pensi di Dio?>>. Egli rispose: <<È bigotto, fanatico e crudele>>.

Tornato a casa dissi a Dio: << Perché allestisci questo genere di cose, Signore? Non vedi che da secoli ti procurano una cattiva fama?>>.

Dio rispose: <<Non l’ho organizzata io la fiera. Io mi vergognerei perfino di visitarla>>.

Pag. 188PAG 188 LA DISCRIMINAZIONE

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GESÙ   ALLA PARTITA DI PALLONE

 

Gesù Cristo disse di non essere mai stato a una partita di pallone. Così ce lo portammo, il mio amico ed io. Era una feroce battaglia tra i Picchiatori protestanti e i Crociati cattolici.

I primi a segnare furono i Crociati. Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò alto nell’aria il suo cappello. Poi segnarono i Picchiatori. E Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò alto nell’aria il suo cappello.

Un uomo dietro di noi apparve perplesso. Diede un colpetto sulla spalla di Gesù e chiese: << Per chi fai il tifo, mio buon uomo?>>.

<<Io?>>, rispose Gesù, ormai visibilmente eccitato dalla partita. <<Oh! Io non faccio il tifo per nessuno dei due. Sono qui solo per godermi la partita>>.

L’uomo si rivolse al suo vicino e sogghignò: <<Hmm, un ateo!>>.

Sulla via del ritorno informammo Gesù della situazione religiosa del mondo d’oggi. <<La gente religiosa è strana, Signore>>, dicemmo, <<sembra sempre che pensino che Dio sia dalla loro parte e contro la gente dall’altra parte>>.

Gesù si disse d’accordo. <<Ecco perché non appoggio le religioni, ma la gente>>, disse. <<la gente è più importante delle religioni. L’uomo è più importante del Sabbath>>.

<<Dovresti stare attento a quello che dici>>, disse uno di noi, preoccupato. <<Sei già stato crocifisso una volta per aver detto questo genere di cose, lo sai>>. <<Si… e da persone religiose>>, disse Gesù con un sorriso forzato.

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L’ODIO RELIGIOSO

PAG 191 L'ODIO RELIGIOSO

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PAG 192 LA PREGHIERA OFFENSIVA E DIFENSIVA

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L’IDEOLOGIA

È avvilente leggere delle crudeltà dell’uomo contro l’uomo. Ecco un resoconto giornalistico delle torture praticate nei moderni campi di concentramento.

La vittima è legata a una sedia di metallo. Gli vengono poi somministrate delle scosse elettriche

Di intensità crescente, finché non confessa.

Il torturatore mette la mano a coppa e colpisce ripetutamente la vittima sull’orecchio finché non gli rompe il timpano.

Un prigioniero è legato alla sedia di un dentista. Poi il dentista trapana fino a scoprire un nervo. La trapanazione prosegue finché la vittima non acconsente a cooperare.

 

L’uomo non è crudele per natura. Diventa crudele quand’è infelice… o quando si arrende a un’ideologia.

Un’ideologia contro l’altra; un sistema contro l’altro; una religione contro l’altra. E l’uomo schiacciato nel mezzo.

Gli uomini che crocifissero Gesù probabilmente non erano crudeli. È possibilissimo che fossero teneri mariti e padri amorevoli, divenuti capaci di una grande crudeltà per mantenere un sistema o un’ideologia o una religione.

Se le persone religiose avessero  sempre seguito l’istinto del loro cuore invece che la logica della loro religione ci sarebbe stata risparmiata la vista degli eretici bruciati sul rogo, delle vedove date alle fiamme con il corpo del marito, di milioni di innocenti massacrati in guerre intraprese in nome della religione e di Dio.

Morale: se ti trovi a dover scegliere tra i dettami di un cuore compassionevole e le esigenze di un’ideologia, rifiuta senza esitare l’ideologia. La compassione non ha ideologia.

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PAG 195 CAMBIA IL MONDO CAMBIANDO ME

Tutti pensano di cambiare l’umanità. Quasi nessuno pensa di cambiare se stesso.

 

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I RIBELLI ADDOMESTICATI

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Era un uomo difficile. Pensava ed agiva in modo diverso da tutti noi. Metteva in discussione ogni cosa. Era un ribelle, un profeta, uno psicopatico o un eroe? <<Chi può dire la differenza?>>, dicevamo. <<È che importa, ad ogni modo?>>.

Così lo socializzammo. Gli insegnammo ad essere sensibile all’opinione pubblica e ai sentimenti altrui. Facemmo si che si conformasse. Ormai era piacevole vivere con lui. Si era inserito. Ciò che avevamo realmente fatto era stato insegnargli a vivere secondo le nostre aspettative. Lo avevamo reso controllabile e docile.

Gli dicemmo che aveva appreso il self-control. Ci congratulammo con lui per l’acquisita padronanza di sé. Anche lui iniziò a congratularsi con se stesso. Non si rendeva conto che eravamo stati noi a conquistare lui.

Una società che addomestica i suoi ribelli ha trovato pace. Ma ha perso il futuro.

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PAG 198 LA PECORELLA SMARRITA

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LA MELA PERFETTA

PAG 199 LA MELA PERFETTA

Può un uomo aspettarsi di vedere una mela perfetta con un occhio imperfetto?

O di scoprire la bontà in altri mentre il suo cuore è egoista?

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LA SCHIAVA

PAG 201 LA SCHIAVA

Un re musulmano fu preso da una grande passione per una schiava e la fece trasferire dagli alloggi degli schiavi al palazzo. Progettava di sposarla e di farne la sua favorita, ma misteriosamente , la ragazza si ammalò gravemente il giorno stesso in cui entrò a palazzo.

Peggiorava sempre di più. Le fu dato ogni rimedio conosciuto, ma invano. E la povera ragazza lottava ora tra la vita e la morte.

Il re, disperato, offrì metà del suo regno a chiunque l’avesse guarita. Ma nessuno osava curare una malattia che aveva sconcertato i migliori medici del regno.

Finalmente si presentò un hakim che chiese il permesso di vedere da solo la ragazza. Dopo che ebbe parlato con lei per un’ora, egli si recò dinnanzi al trono del re che attendeva con ansia il suo verdetto.

<<Maestà>>, disse l’hakim. <<Io conosco una cura infallibile per la ragazza. E sono così sicuro della sua efficacia che  se dovesse fallire, mi consegnerò spontaneamente per essere decapitato. La medicina che propongo, però, si dimostrerà estremamente dolorosa… non per la ragazza, ma per vostra maestà>>.

<<Di’ quale medicina si tratta>>, gridò il re, <<e le sarà data costi quel che costi>>.

L’hakim rivolse al re uno sguardo di compassione e disse:<< La ragazza è innamorata di uno dei vostri servi. Datele il permesso di sposarlo e guarirà all’istante>>.

Povero re! Desiderava troppo la ragazza per lasciarla andare. E l’amava troppo per lasciarla morire.

 

Attenzione all’amore! Se vi entri sarà la tua morte.

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IL SAGGIO CONFUCIO

PAG 203 IL SAGGIO CONFUCIO

Pu Shang una volta disse a Confucio: <<he razza di saggio sei se puoi dire che Yen Hui ti supera in rettitudine? Che nel chiarire le cose Tuan-mu Tz’u è superiore a te? Che Chung Yu è più coraggioso di te? E che Chuan-sun Shib è più dignitoso di te?>>.

 Nell’ansia di ottenere una risposta Pu Shang si agitò sull’orlo della stuoia e quasi cadde fuori. <<Se queste cose sono vere>>, disse, << perché questi quattro uomini sono tuoi discepoli?>>.

Confucio rispose: <<Rimani proprio dove sei e te lo dirò. Yen Huin sa essere retto, ma non sa essere flessibile. Tuan-mu Tz’u sa chiarire le cose, ma non sa rispondere con un semplice si o no. Chung Yu sa essere coraggioso, ma non sa essere modesto. Ecco perché questi quattro uomini sono contenti di studiare sotto la mia guida>>.

 

Il musulmano Jalal ud-Din Rumi dice: <<Una mano che è sempre aperta o sempre chiusa è una mano storpia. Un uccello che non sa aprire e chiudere le ali non volerà mai.

 

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PAG 205 EVVIVA L'ERRORE

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PAG 206 LA NOCE DI COCCO

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PAG 207 LA VOCE DELLA CANTANTE RIEMPIE LA SALA

Fuorviante! Non aver paura di riempire il tuo cuore della e delle cose che ami, perché l’amore di Dio non occuperà nel tuo cuore più spazio di quanto ne occupa la voce di un cantante in una sala per concerti.

L’amore non è come una pagnotta. Se ti do un boccone della pagnotta ne avrò meno da offrire agli altri. L’amore è più simile al pane eucaristico. Quando io lo ricevo, ricevo tutto Cristo. Ma non per questo ne ricevi meno tu; anche tu ricevi tutto Cristo; e così la persona appresso, e quella dopo ancora.

Puoi amare tua madre con tutto il cuore; e tua moglie; e ognuno dei tuoi figli. La cosa meravigliosa è il che fatto di dare tutto il tuo cuore a una persona non ti costringe a darne meno ad un’altra. Al contrario, ognuna di loro ne riceve di più. Perché se tu ami solo il tuo  amico, e nessun altro, è un cuore davvero debole quello che gli toffri. Ci guadagnerebbe, se tu lo dessi anche ad altri.

E Dio sarebbe perdente se pretendesse di avere il tuo cuore solo per sé. Dona il tuo cuore agli altri, alla tua famiglia, ai tuoi amici, e Dio ci guadagnerà quando gli offrirai il tutto il tuo cuore.

Pag. 209

PAG 209 GRAZIE è Sì

Per tutto ciò che è stato, grazie. A tutto ciò che sarà, sì.

Questo è il genere di cose che si può dare solo a Dio. In ciò egli non ha rivali. Capire che questo è ciò che significa amare Dio è comprendere immediatamente che questo amore non entra in conflitto con il nostro amare con tutto il cuore, teneramente, appassionatamente i nostri amici.

La voce del cantante inonda la sala. Ha il suo possesso indiscusso della sala, per quanto questa sia piena di gente. La presenza della gente non è una minaccia. L’unica minaccia potrebbe venire da una voce rivale che tenti di soffocarla. Dio ha il dominio assoluto del tuo cuore, per quante persone tu racchiuda in esso. La presenza di queste persone non è una minaccia per il suo amore. L’unica minaccia potrebbe venire da un tentativo, da parte di queste persone,  di distoglierti dal sì incondizionato che dici a tutto ciò che Dio dispone per la tua vita.

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Pag. 211

Un dialogo dei giorni nostri:

Gesù:

        E tu, chi dici che io sia?

Cristiano:

         Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente.

Gesù:

       Risposta giusta e veritiera. Ma quanto sei sfortunato tu che l’hai appreso da uomo mortale. Non ti è stato ancora rivelato dal Padre mio celeste.

Cristiano:

       È vero, Signore. Sono stato ingannato. Qualcuno mi ha dato tutte le risposte prima che il Padre Celeste potesse parlare. Sono ammirato della tua saggezza che ti ha fatto tacere davanti a Simone aspettando che tuo Padre parlasse per primo.

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Pag. 213 LA SAMARITANA

Cristiano:

           Avessi avuto una maestra come la samaritana! Non ha dato risposte. Ha solo posto una domanda e ha lasciato che scoprissero da soli la risposta. Deve essere stata tentata di rispondere perché aveva avuto da te la risposta quando le dicesti: <<Io sono il Messia. Io che ti parlo>>.

Molti altri divennero discepoli per ciò che avevano udito dalle labbra di Gesù. E dissero alla donna: <<Non è più sulla tua parola che crediamo, ma perché noi stessi lo abbiamo udito e sappiamo che egli è veramente il Salvatore del mondo>>.

 

Cristiano:

          Io mi sono accontentato di conoscerti di seconda mano, Signore. Dalle Scritture e dai santi; dai papi e dai predicatori. Vorrei poter dire a tutti loro: <<Non è più sulle vostre parole che io credo. Ma perché io stesso l’ho udito>>.

Pag. 215

PAG. 215 IGNAZIO DI LOYOLA

Cristiano:

          Io non ho avuto la fortuna di Ignazio, Signore.

 

Io purtroppo ho avuto un gran numero di persone a cui rivolgermi per avere una guida. Esse mi hanno sommerso con il loro continuo insegnamento fino ad impedirmi di udirti in mezzo al chiasso, anche se fossi stato propenso ad ascoltare. Non mi è mai venuto in mente di poterti conoscere direttamente, perché loro mi dicevano: <<Noi siamo tutti i maestri che potrai avere; chi ascolta noi ascolta lui>>.

Ma sbaglio a biasimarli o a disapprovare la loro presenza nella mia vita trascorsa. Sono io da biasimare. Perché mi è mancata la fermezza per metterli a tacere; il coraggio di scoprire da solo; la determinazione a persistere finché avessi finalmente parlato; e la fede che un giorno o l’altro, in un qualche posto, avresti rotto il silenzio e mi avresti parlato.

FINE

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